Bruxelles – La diagnosi è chiara e condivisa: gli squilibri macroeconomici – in particolare quelli dei Paesi dell’Unione Europea con la Cina – hanno raggiunto un livello inaccettabile. Più incerta e ancora interlocutoria è la definizione della risposta da installare tutti insieme. E ancor più divisiva è la visione che le ventisette capitali UE hanno dello strumento, forse il principale, per dotare l’Unione di vere risorse per diventare autonoma e competitiva, ovvero il bilancio UE. L’immagine, o il timore, che emerge a poche ore dall’inizio del Consiglio europeo – che punta a portare a Bruxelles l’unità ritrovata al G7 di Evian ed estenderla dal capitolo ucraino a quelli di competitività e Medio Oriente – è che i Ventisette capi di Stato e di governo si limitino a tenere una semplice di ‘riunione di condominio’ davanti alle manovre ben più energiche e decise dei colossi cinese e statunitense per conquistare mercati e potere. Perché se è vero che tutti e 27 sono concordi nel vedere nel sistema economico dettato da Pechino una minaccia da affrontare con strumenti vecchi e nuovi, è altrettanto palese la demarcazione tra chi vuole tagliare le risorse al bilancio comune, spuntando quindi una delle principali capacità di manovra dell’UE (sono i cosiddetti Paesi frugali), e chi invece punta, attraverso il bilancio comune, a dare sostanza alla creazione di catene del valore europee autonome e al potenziamento dell’economia e del progetto europei.La riunione del Consiglio europeo si aprirà oggi pomeriggio, verso le 18. Prima dell’inizio formale ci saranno due riunioni: la prima, ospitata da Italia e Romania, con i Paesi cosiddetti ‘amici della Coesione’ (in totale 17, ma all’incontro saranno 16 perché il diciassettesimo, Cipro, ha la presidenza di turno del Consiglio UE), la seconda, ospitata dalla Danimarca, sull’immigrazione (del gruppo fanno parte, in modo variabile, tra i 10 e i 15 Paesi).Alla partenza dei lavori, dopo il tradizionale scambio con la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ci sarà il capitolo Ucraina, con l’intervento del presidente Volodymyr Zelensky. Il tema sarà centrale in questo primo Consiglio europeo dell’era post Viktor Orbán non solo perché fresco dell’unità transatlantica ritrovata al G7 e di quella europea che sfocerà con conclusioni siglate a 27, ma anche perché a inizio settimana è stato aperto il primo capitolo negoziale del percorso di adesione di Ucraina e Moldavia all’UE. L’attenzione ora sarà sull’apertura degli altri ‘cluster’ (i raggruppamenti dei temi da affrontare nel percorso verso l’adesione), su cui è già stato fatto del lavoro e per i quali Kiev chiede, con l’appoggio dei Paesi nordici e baltici, un rapido avvio. “È una richiesta che molti stanno valutando”, precisano le fonti. “Il problema è la corretta applicazione della metodologia del processo di allargamento pensando anche agli altri Paesi, come i Balcani Occidentali. Dunque, il problema è assicurare parità di trattamento tra i Paesi candidati” e che il processo resti “basato sul merito”. L’esito della discussione tra i leader è tutto da vedere, ma una delle possibilità è che i cluster vengano aperti anche prima dell’estate, a luglio. In ogni caso, l’avvio dei capitoli marca l’inizio del percorso, ma il punto dirimente sarà la loro chiusura. Di certo, però, “l’avanzamento di Ucraina e Moldavia rende necessario affrontare in maniera seria l’allargamento dell’UE“. Un tema che il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, avrebbe voluto abbordare già nella riunione di oggi e domani e che probabilmente solleverà, data anche l’intenzione del presidente del Consiglio europeo, António Costa, di preparare il terreno per una discussione approfondita al vertice di ottobre.Intanto, per quanto riguarda il sostegno a Kiev e la risposta a Mosca, l’Unione sta lavorando al ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, ma nel frattempo dall’ufficio Costa sono stati presi brevi contatti a livello diplomatico per sondare eventuali canali di comunicazione: una mossa in linea con quanto chiesto dal presidente ucraino Volymyr Zelensky all’UE di essere pronta a supportare l’Ucraina attorno a un eventuale tavolo negoziale e coerente anche con le conclusioni di diverse riunioni del Consiglio europeo in cui si sottolinea la necessità per l’Europa di essere presente alla discussione che riguarda la sicurezza del Continente.Durante la cena di questa sera, la discussione che attende i leader sarà quella sugli squilibri macroeconomici. “Un capitolo che è passato come ‘la discussione sulla Cina’, ma solo perché gli squilibri con Pechino sono i più visibili: tutti i Paesi UE lo registrano e sono tutti concordi che sia necessario agire”, riporta una fonte diplomatica. Sul fronte pratico, i Paesi sono “tutti d’accordo sulla necessità del dialogo” con Pechino. Ma anche sul fatto che questo scambio debba essere “accompagnato da strumenti che possano ribilanciare la situazione“. La cassetta degli attrezzi nelle mani UE è “ricca, ma poco usata fino ad ora”. Dentro ci sono strumenti anti sovvenzione, indagini anti-dumping e andi-sussidio e in questo contesto si inserisce “il tema di introdurre un nuovo strumento che incentivi la diversificazione delle catene di approvvigionamento“. In altre parole, prevedere un sistema che non sia rivolto contro uno Stato terzo, ma che punti a dare supporto a coloro – soprattutto le aziende – che riusciranno a sostituire componenti strategiche critiche nelle proprie catene del valore con componenti ‘made in Europe‘, piuttosto che prenderle dai Paesi terzi. Ovviamente, non si tratta di un’operazione a costo zero e uno dei punti da sciogliere sarà capire come compensare le spese necessarie. In generale, “abbiamo bisogno che i cinesi che vogliono entrare nel mercato europeo capiscano che è necessario un ribilanciamento”, spiegano le fonti. Allo stesso tempo, “noi nell’UE dobbiamo fare i compiti a casa” e, quindi, in particolare dare corpo all’Agenda ‘One Europe, One Market‘”.Terreno di scontro, invece, sarà il dibattito di domani, anche se generale e superficiale, sul prossimo Quadro finanziario pluriennale dell’UE, cioè il bilancio per il periodo 2028-2034. Dopo la proposta della Commissione, il punto di riferimento adesso è la cosiddetta ‘Nego box’ presentata dalla presidenza cipriota del Consiglio UE. Un documento che riporta numeri precisi e che prevede un taglio del 2 per cento (33 miliardi) rispetto ai circa 2 mila miliardi messi sul piatto dalla Commissione europea. Non abbastanza per i Paesi frugali – Germania, Austria, Paesi Bassi, Svezia, Finlandia, Danimarca – che chiedono fino a 400 miliardi di tagli e che le forbici si concentrino non sui capitoli di competitività e Global Europe come previsto dai ciprioti, ma su Coesione e Agricoltura. I punti di partenza, dunque, sono “distanti” e l’attesa è di un “scontro” tra i leader. Oltre ai tagli, un altro terreno di battaglia sarà sulle risorse proprie – nuove entrate da introdurre – e cosiddetti rebates, i rimborsi ad alcuni Stati per i versamenti fatti al bilancio comune. Il dibattito sarà acceso e l’obiettivo è trovare la quadra entro dicembre per fare in modo che la programmazione dei fondi possa avvenire nei tempi adeguati e partire i pre-finanziamenti consistenti del bilancio. Elemento, quest’ultimo, non di scarsa importanza per un Paese come l’Italia che deve fare i conti con la fine, a breve, delle risorse del Next Generation EU, cioè il Recovery e il PNRR.Eppure è proprio questo dibattito-scontro sul bilancio a lungo termine che mostra il cortocircuito dell’UE, dove i Paesi si dicono consci delle sfide globali e dei pericoli derivanti da alcune potenze, Cina in primis, ma spuntano un’arma – appunto il QFP – che potrebbe essere potente per sostenere la competitività e l’autonomia strategica dell’UE. Leggere alla voce ‘rapporto di Mario Draghi‘ per credere.Infine, tra gli altri temi in agenda per i leader il Medio Oriente. Qui si registrano una larga maggioranza di Paesi che chiede almeno di sanzionare i ministri estremisti del governo israeliano e la richiesta dell’Alta rappresentante per la Politica estera Kaja Kallas che ha intenzione di presentare delle opzioni per misure che colpiscano i prodotti che arrivano dalle colonie illegali israeliane. Ma resta fuori dal tavolo la sospensione dell’accordo di associazione UE- Israele. E, ancora, la migrazione, il traffico droga, la lotta all’epidemia di Ebola, il sostegno all’Armenia, l’appoggio alla Corte Penale Internazionale, e il riferimento alle zone costiere e alle loro specificità settoriali.