La base navale di Augusta, in Sicilia si conferma fulcro della strategia marittima italiana e snodo cruciale nel Mediterraneo allargato. Dal porto siciliano, già lo scorso 15 maggio sono salpate le pedine dell'Italia sullo scacchiere internazionale, con i cacciamine Crotone e Rimini per una missione delicatissima e ad altissimo rischio. La prima tappa è l’avamposto logistico di Gibuti, ma il vero teatro operativo è lo Stretto di Hormuz, la più importante strozzatura petrolifera del pianeta.

Da quel passaggio transita circa il 34% del greggio mondiale; una sua chiusura produrrebbe effetti immediati e devastanti sul costo dell’energia, sui noli marittimi e sull’economia reale, con ripercussioni dirette anche per l’Italia.

Da Augusta è partito un dispositivo che va oltre le due unità specialistiche della classe Gaeta/Lerici: circa 400 militari già in fase di approntamento, affiancati dalla nave logistica Atlante e dalla nave da combattimento Montecuccoli, essenziale per garantire copertura aerea a mezzi lenti e vulnerabili impegnati nelle contromisure mine.

Sottovalutarne il ruolo sarebbe un errore: in uno scenario in cui una mina da poche migliaia di euro può paralizzare i mercati globali, i cacciamine restano l’unico strumento capace di scandagliare i fondali con sonar a profondità variabile e veicoli subacquei, individuando e neutralizzando ordigni fino a 600 metri.