L'Italia è in prima linea. Ed è pronta a fare la sua parte anche nelle acque bollenti del Golfo Persico. Ieri il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sentito il suo omologo iraniano, Abbas Araghchi confermando la spinta dell'Italia verso i negoziati tra Teheran e Washington.
Il titolare della Farnesina ha ribadito il sostegno alla sicurezza dei Paesi della regione, con un occhio in particolare sul Libano. Tajani ha inoltre ribadito «l'importanza della libertà di circolazione a Hormuz». E proprio su questo punto, sul destino di un corridoio strategico da cui passano gas e petrolio e su cui decide la stabilità mondiale, Roma si prepara a giocare la partita da protagonista. Con la Marina Militare pronta a inviare le sue navi.
Per ora si tratta solo di discussioni tra forze armate e governi. Tutto dipenderà dai prossimi giorni. Se ci sarà un nuovo round di colloqui, se si metteranno definitivamente a tacere le armi, se si troverà un'intesa sul doppio blocco che impedisce il transito delle navi. Ma in caso di tregua, la flotta italiana sarebbe tra le prime a entrare in azione per mettere in sicurezza lo stretto. A rivelarlo a Cinque Minuti di Bruno Vespa è stato lo stesso capo di Stato maggiore della Marina, Giuseppe Berutti Bergotto, che ha spiegato che le navi che potrebbero essere schierate a Hormuz sono almeno quattro: due cacciamine, una nave di scorta e una logistica, probabilmente il Vulcano. Queste unità potrebbero essere affiancate da una nave per la difesa missilistica. Forse una fregata o un cacciatorpediniere.









