Vera Squatrito è la mamma della 20enne uccisa con 48 coltellate dall'ex a Catania: «Ringrazi la vita se non ha mai dovuto ricevere quella telefonata che spezza il cuore»

«Generale Vannacci, abbia il coraggio di chiedere scusa. Chieda scusa a mia figlia Giordana, vittima di femminicidio, uccisa con 48 coltellate dall’uomo che diceva di amarla, un femminicidio compiuto con premeditazione e crudeltà una ferocia che ha distrutto per sempre la nostra famiglia. Chieda scusa alla sua bambina, privata della madre da una violenza assassina. Una bambina costretta a crescere con un’assenza che nessun amore potrà mai colmare completamente». Inizia così il post, affidato ai social, di Vera Squatrito, madre di Giordana Di Stefano, 20enne brutalmente uccisa con 48 coltellate dall’ex fidanzato Antonio Luca Priolo il 7 ottobre 2015 a Nicolosi, in provincia di Catania.

Vannacci ieri ha sostenuto che il reato di femminicidio, seppur introdotto nel nostro codice penale all’art. 577-bis tramite la legge 2 dicembre 2025, n. 181, non esiste. «È un omicidio come tutti gli altri», aveva dichiarato l’ex generale, leader di Futuro Nazionale.

«Chieda scusa per chi è condannato a un ergastolo del dolore»

«Chieda scusa a tutte le donne uccise perché donne – aggiunge Squatrito nel post – ai figli che restano, ai genitori, ai fratelli, alle sorelle e alle famiglie condannate a un vero e proprio ergastolo del dolore». «Le parole hanno un peso. Quando si minimizza la violenza contro le donne o si svilisce la gravità del femminicidio, si manca di rispetto a chi è stato ucciso e a chi ogni giorno convive con una ferita che non guarirà mai», ha dichiarato la donna, che partecipa costantemente a incontri nelle scuole e in televisione per testimoniare la storia della figlia e supportare gli orfani di femminicidio. «Mia figlia non tornerà. Nessuna scusa – sottolinea – potrà restituirci il suo sorriso, la sua voce, il suo abbraccio. Ma il rispetto per la sua memoria e per tutte le vittime dovrebbe essere un dovere morale per chiunque ricopra ruoli pubblici».