Gira attorno alla parola onore, assai cara alla destra, e a una certa idea di coerenza l’immagine pubblica del generale Roberto Vannacci. Ma quale onore e quale coerenza vi sono stati nello sfruttare la divisa che vestiva per vendere un libro e incassare visibilità mediatica? Quale onore e quale coerenza vi sono stati nel ridurre la X Mas, la sua storia militare nella Regia Marina, quella nella Repubblica sociale italiana e i suoi morti, al rango di un balletto su TikTok? Quale onore e quale coerenza vi sono stati nel farsi candidare da un partito per poi abbandonarlo denunciandone i limiti senza che alcun fatto nuovo sia accaduto dal momento della candidatura al momento dell’abbandono?

Più dell’indignazione morale ostentata dalla coppia Gruber-Palmerini, sarebbero forse questi gli argomenti da opporre al generale Vannacci. Le cui tesi sarebbe opportuno osservare attraverso le lenti non dell’etica ma del realismo. Più di un Massimo Giannini, che su Repubblica mena scandalo per le tesi filofasciste del generalissimo o il legittimo coro di indignazione per la sua uscita sui femminicidi, pesano e fanno male le parole di un Vittorio Feltri, che sul Giornale definisce la remigrazione non una vergogna ma un inganno.