Egregio Direttore, le parole di Vannacci, affidate ai social in occasione dell'81° anniversario della Liberazione, risultano non solo fastidiose ma profondamente inopportune, soprattutto perché pronunciate da un militare che aveva giurato fedeltà alla Repubblica. Vannacci dichiara di celebrare solo il Santo San Marco, ma oggi da leader politico rifiuta di riconoscere il valore simbolico del 25 aprile, liquidandolo come una ricorrenza di parte, dunque faziosa.

Lettera firmata

Caro lettore, non capisco la sua sorpresa. L'ex generale Vannacci dice esattamente ciò che pensa e ciò che immagina voglia sentirsi dire una parte dei suoi estimatori: il 25 aprile per lui è una festa di parte. E quella parte, cioè quella di coloro che combatterono il fascismo per riportare in Italia la libertà e la democrazia, non è la sua. Lui quella battaglia non l'avrebbe fatta, non la sente sua, e quindi non la celebra. Dove sta la notizia?

Mi perdoni: ma se 80 anni dopo la Liberazione e la caduta del fascismo un ex alto ufficiale scende in politica e cerca di raccogliere consensi strizzando l'occhio alla Decima Mas, ci attendiamo che poi onori i partigiani che erano dall'altra parte della barricata? Suvvia, farà l'esatto contrario. Anzi: dirà e non dirà, giocherà sulle parole e sulle date. Sul sacro e il profano. Esattamente come ha fatto.