È tutto un parlare di Vannacci, ora che è finalmente chiaro a tutti quel che dal principio è stato evidente a pochi, nella Lega a nessuno. Vannacci comanda, cosa che del resto è stato militarmente educato a fare: gonfia il petto, dichiara guerra e marcia sotto il sole. La dispercezione della realtà di Matteo Salvini ha raggiunto l’apoteosi con la decisione di candidarlo per attirare voti. Dei treni si doveva occupare, invece. Dunque la Lega è rimasta senz’acqua come un pesce sulla spiaggia e il volitivo generale, incurante della storia del Novecento, è di colpo l’Uomo Nuovo. Un pericolo anche a destra, perché Giorgia Meloni avrà il suo problema al momento della conta: Forza Italia non lo gradisce, la Lega sparisce, vedremo. Intanto pare che la Bestia (ricordate? Quella di Salvini: eserciti che sul web ti augurano la morte per soffocamento, per stupro, per dissanguamento) abbia già sancito il vincitore. L’altro giorno Simona Ruffino, neuroscienziata, esperta di linguaggio della politica, ha scritto di Vannacci ed è stata in due balzi raggiunta dall’orda. Di seguito ha pubblicato un’interessante riflessione sulle sue squadracce composte da questi “misogini fragili piccoli esseri umani” (ogni bullo si accanisce sui più deboli perché specchio della sua stessa debolezza, ogni forma di violenza attecchisce nella fragilità di chi la esercita, meni perché non hai parole: le basi, insomma), ammesso che gli odiatori siano tutti esseri umani e non credo proprio. Ma insomma, dice Ruffino, è opportuno tornare a riflettere sul “bisogno umano di allearsi con soggetti intolleranti, volgari, prepotenti” e ignoranti. Cioè rivolge un invito a voltare un momento le spalle alla maschia mascella volitiva del generale e a guardare, piuttosto, il suo entusiasta elettorato: quello che augura la morte lenta a chi dissente. Rabbia e paura sono i sentimenti primari dell’umano. Quelli primordiali, dell’uomo della pietra, che millenni di storia e cultura hanno lavorato a contenere, trasformare. Ecco. Non più.