Su Truth Donald Trump ha annunciato un “Deal” con l’iniziale maiuscola, un “accordo” capace di impedire all’Iran di dotarsi dell’arma nucleare e di riaprire lo Stretto di Hormuz. Ma la realtà è molto più sfumata. Per capire i termini della questione occorre definire alcuni concetti. Punto primo: quello di cui si parla non è un accordo, ma un “Memorandum of Understanding“, ovvero una cornice politica, una bozza dei concetti che la vera e propria intesa – che dovrebbe essere discussa a partire dalla firma prevista per venerdì a Ginevra – dovrebbe contenere. Punto secondo: i dettagli del memorandum non sono pubblici, il che consente a ognuna delle due parti di sottolineare i termini a essa più funzionali. Quello che è certo è che le questioni cruciali sono state rinviate a una successiva tornata di negoziati.
Nucleare: il nodo dell’uranio arricchito è rinviato. Il destino del programma nucleare iraniano, per debellare il quale Usa e Israele avevano detto di aver attaccato la Repubblica islamica il 28 febbraio, verrà discusso a partire da venerdì e a quanto sembra i negoziati dovrebbero svolgersi entro 60 giorni. In un’intervista con il New York Times, Trump ha messo a confronto il suo “deal” con il Joint Comprehensive Plan of Action, l’accordo del 2015 raggiunto da Barack Obama con Teheran che limitava l’arricchimento dell’uranio al 3,67%, un livello utilizzabile nei reattori nucleari ma non per la produzione di armi, sostenendo che la nuova intesa prevederebbe per l’Iran “l’impossibilità di sviluppare o acquistare un’arma nucleare”. Al momento il memorandum non darebbe alcuna garanzia sotto questo punto di vista, ma prevede solo una nuova tornata di negoziati.















