Espresso a freddo e green. Così potrebbe essere il caffè gourmet del futuro, preparato con gli ultrasuoni invece che il calore. Questa apparente “eresia” si è consumata presso i laboratori dell'Università del New South Wales di Sydney, dove un gruppo di ingegneri ha trasformato una comune macchina del caffè da bar in un dispositivo capace di produrre in due o tre minuti un espresso della stessa intensità di quello tradizionale, senza scaldare l'acqua e consumando appena un quarto dell'energia. Sotto il profilo dell’impatto ambientale non è un dettaglio da poco soprattutto se si considera che il caffè è una delle bevande più diffuse al mondo, con un consumo che nell'annata 2023/2024 ha sfiorato i 10,4 miliardi di chilogrammi.
Come nasce normalmente una tazzina
L'espresso tradizionale nasce dall'incontro tra calore e pressione. La macchina pompa acqua calda, tra i 90 e i 95 gradi, a una pressione di circa 9 bar e per venti o trenta secondi, attraverso un dischetto di caffè finemente macinato e pressato con forza nel filtro. Questo processo estrae in pochi istanti gli oli, i composti solubili e gli aromi volatili che danno alla bevanda il suo corpo denso e la crema. Un’alternativa che sta diffusamente prendendo piede anche in Italia è quella del caffè filtro, che segue una logica opposta: l'acqua calda viene versata lentamente sul macinato trattenuto da un filtro di carta e scende per gravità, restituendo una bevanda più diluita e dal profilo aromatico più fresco e fruttato. La nuova macchina ribalta entrambi gli schemi. Il dispositivo rinuncia sia al calore sia alla pressione del caffè, e con lo stesso apparecchio riesce a ottenere tanto un espresso concentrato quanto un caffè filtro lungo, qualcosa che una normale macchina da bar non sa fare. Un po’ come avere il meglio di entrambe le tecniche.










