Il generale Roberto Vannacci è la nuova grande e pazza ossessione della politica italiana. E’ l’ossessione della destra, naturalmente, che a un anno dalle elezioni è divisa in due blocchi contrapposti. Il primo blocco, fragile, sostiene che con Vannacci non si può andare. Il secondo blocco, sfuggente, sostiene che Vannacci è un problema, certo, eppure, proiettandoci verso il futuro, sarà difficile pensare di non andarci insieme. Vannacci, come è evidente, lacera il centrodestra per ragioni uguali e contrarie. Lacera Forza Italia, ovviamente, e non ci vuole molto a capire che avere una coalizione più estremista rende difficile a un elettorato moderato votare per quella coalizione, se, invece di essere spostata verso il centro, viene spostata verso l’estremo. Lacera la Lega, naturalmente, e non ci vuole molto a capire che umiliazione sarebbe, per Salvini, dopo aver dato diritto di tribuna in politica a Vannacci, ritrovarsi in coalizione con un partito che potrebbe svuotare il suo partito ancora di più rispetto a oggi.Lacera Fratelli d’Italia, ovviamente, perché Vannacci è lo specchio di tutto quello che la destra di governo sarebbe potuta essere in questi anni e invece non è stata. Ma la destra di governo considera anche la necessità di tornare al governo più importante di qualsiasi atto di coerenza e, se Vannacci dovesse avere sondaggi molto buoni nei prossimi mesi, sarà difficile non immaginare una Meloni desiderosa, come un tempo avrebbe fatto Berlusconi, di mettere dentro tutto e il contrario di tutto, mossa dalla convinzione di poter governare qualunque scheggia impazzita graviti attorno alla destra. Vannacci, come è evidente, è uno stress test per la destra: su quello che è stata in questi anni, su quello che non ha fatto, su quello che ha rischiato di fare, su quello che non potrà essere, su quello che rischia di diventare nel caso in cui dovesse scegliere, con poca coerenza, di abbracciare il generale che simboleggia tutto quello che la destra doveva essere e per fortuna non è stata. Vannacci, a destra, è uno stress test per capire dove può finire la dignità di Matteo Salvini. E’ uno stress test per capire dove possono finire i valori non negoziabili in politica della destra: una destra pro Ucraina, antiputiniana, europeista, che unendosi alla peggior feccia estremista in circolazione rischierebbe di fare un passo deciso nel partito dei paria antieuropeisti. E passare dalla possibilità di avvicinarsi al Ppe alla possibilità di avvicinarsi a Vannacci sarebbe uno spettacolo a metà tra il comico e il surreale. Ma Vannacci, sempre per restare a destra, è uno stress test interessante per cercare di capire quanto impatto ha, fino in fondo, sulla destra e su Forza Italia la cosiddetta agenda Marina, nel senso di Berlusconi.E’ vero che probabilmente il vecchio Cav. avrebbe aperto a tutti, e lo ha fatto nel passato, quando sotto la sua ala accettò persino un accordo con un cartello in cui c’era anche Forza Nuova, e ho detto tutto. Ma è anche vero che Marina B., in questi mesi, ha offerto segnali diversi, ha indicato alla sua amata Forza Italia una direzione alternativa, ha ricordato perché una destra che funziona deve emanciparsi dall’agenda dell’estremismo antieuropeista, dal bullismo trumpiano, dalla pattumiera putiniana. E sarebbe lecito aspettarsi, se l’agenda Marina fosse prevalente in Forza Italia, qualcosa che invece non ci sarà, probabilmente: ovvero un allontanamento di Forza Italia dal centrodestra, nel caso di un suo avvicinamento a Vannacci, per creare qualcosa di più centrale e centrista.Avrebbe senso, sarebbe logico, ma non accadrà. Vannacci è un test sulla destra, su quello che è, su quello che poteva essere, su quello che non è diventata, su quello che rischia di diventare. E non c’è dubbio che chiunque abbia a cuore il percorso non estremista della destra, antifascista verrebbe da dire, dovrebbe mettere una bella X per cancellare la Decima Mas vannacciana: non per votarla e premiarla, ma per ignorarla, non inseguirla, sapendo che gli elettori di destra hanno a cuore il voto utile più di quanto non ne abbia la sinistra. A sinistra, spesso, si gode nel votare un partito identitario, correndo il rischio di far vincere gli avversari: meglio perdere che perdersi. A destra, invece, il voto utile spesso funziona, fa presa. E un conto è un Vannacci dentro la coalizione, che potrebbe cannibalizzare i partiti della coalizione, e un altro è invece avere un Vannacci fuori dalla coalizione, votare il quale significherebbe votare per Bonelli e Fratoianni: metti una X su Vannacci, se sta fuori dalla coalizione, e avrai un governo con Ilaria Salis.Vannacci è uno stress test per la destra, non semplice da affrontare, ma lo è anche per la sinistra, in fondo, per una ragione sottile. Il mondo progressista, giustamente, vede in Vannacci una grande opportunità: se Vannacci crescerà molto e andrà fuori dalla coalizione, il centrosinistra potrebbe vincere le elezioni, secondo questo ragionamento, anche grazie alla divisione della destra. Ma se il centrosinistra farà di tutto per valorizzare Vannacci, mettendolo al centro del dibattito, trasformandolo nel cuore della campagna elettorale, facendo di tutto e di più per dargli più peso di quello che ha, e se poi Vannacci dovesse andare nella coalizione, il centrosinistra, pompando al massimo il generale, avrebbe fatto un favore a se stesso o agli avversari? George Lakoff, in un famoso libriccino uscito anni fa, “Non pensare all’elefante”, provò a sostenere una tesi semplice: quando neghi il frame dell’avversario, lo rafforzi. Se dico “non pensare all’elefante”, l’elefante appare subito. Lo stesso vale per Vannacci: ogni volta che i suoi rivali ripetono “non siamo come Vannacci”, “Vannacci è impresentabile”, “il pericolo è Vannacci”, finiscono per mettere Vannacci al centro, accettano il suo campo di gioco, parlano la sua lingua e gli regalano la cosa che desidera di più: essere al centro della scena. Non pensare a Vannacci. Non inseguirlo. Non imitarlo. Non trasformarlo nell’elefante della campagna elettorale. E soprattutto, tenerlo lontano dal perimetro della destra di governo. Il resto, poi, con calma si vedrà.
Due o tre cose da fare a destra per superare lo stress test Vannacci
La necessità della destra di governo di tenere fuori dal suo perimetro il virus Vannacci, il calcolo sbagliato della sinistra compiacente e la vecchia lezione di Lakoff: evitare la sindrome dell’elefante e non regalare al generale il format della prossima campagna elettorale. Volendo, si può















