MILANO. Già tre anni fa uno degli incontri organizzati da Roberto Pietro Guerrino aveva preso una brutta piega. Una situazione spiacevole, ma ovviamente non paragonabile a quanto successo nella notte tra venerdì e sabato scorsi quando l’interprete di dignitari e capi di stato è stato ucciso. Nel marzo del 2023 un ragazzo egiziano, all’epoca venticinquenne, era entrato in contatto con Guerrino sull’app di incontri Grindr. Appena era entrato in casa aveva preteso dei soldi per consumare un rapporto sessuale. Impaurito, Guerrino aveva consegnato al giovane 25 euro. Una somma che non aveva soddisfatto il venticinquenne che aveva iniziato a rovistare nel piccolo bilocale al quarto piano della palazzina di via Nino Oxilia. Dall’appartamento era scappato dopo aver rubato un portafogli con all’interno altri 250 euro. Nei giorni successivi, in altre due occasioni, il giovane ci aveva riprovato. Una volta spacciandosi per un’altra persona, sempre attraverso la stessa app. Accortosi che si trattava del venticinquenne, Guerrino non aveva aperto la porta di casa e aveva richiesto l’intervento di una volante della questura.

La strada davanti all'edificio dove è stato ucciso Guerrino a Milano

Il successivo 12 marzo con un sedicente ragazzo di origini sudamericane il sessantenne aveva pianificato un appuntamento. Sul pianerottolo effettivamente era comparso un ragazzo corrispondente alla foto del profilo. Dietro di lui era spuntato il venticinquenne egiziano che, con l’inganno, era riuscito a infilarsi nell’appartamento. Di nuovo aveva preteso dei soldi e per essere più convincente aveva picchiato Guerrino. Con una scusa il sessantenne lo aveva convinto ad andare in uno sportello bancomat per ritirare altri contanti. In strada aveva attirato l’attenzione di altre persone ed era riuscito a mettersi in salvo. Il sessantenne aveva quindi deciso di denunciare ai carabinieri l’accaduto. Da una foto scattata al venticinquenne i militari erano risaliti alla sua identità e lo avevano denunciato alla procura di Milano per rapina e lesioni. L’ipotesi della rapina I nuovi investigatori che indagano per l’omicidio ipotizzano che l’uomo dell’altra notte, diverso da quello di tre anni, si sia approfittato della fiducia di Guerrino per rapinarlo. Nell’appartamento non è stato trovato alcun oggetto di valore. Non c’era il portafogli della vittima così come altri contanti custoditi in cassetti e mobili. Mancavano anche cellulare, tablet e pc. Dall’analisi dei dispositivi i carabinieri della compagnia Duomo e i colleghi della squadra Omicidi del Nucleo investigativo di via della Moscova avrebbero potuto ricostruire con chi Guerrino avesse deciso di vedersi la notte in cui è stato ammazzato. Probabilmente con una delle statuette di Buddha che il sessantenne collezionava nella sala. Una di queste sarebbe stata impugnata dall’assassino e usata per colpire ripetutamente alla testa il proprietario di casa. L’assenza di testimoni che hanno sentito urla e grida fa ritenere che l’omicida abbia sorpreso Guerrino. Per avere il numero preciso delle lesioni servirà l’autopsia, il cui incarico verrà affidato a inizio della settimana dal pm di turno Carlo Scalas. Lo stesso esame dovrà stabilire se Guerrino, trovato seminudo e con abbigliamento femminile, abbia avuto un rapporto sessuale prima di essere stato aggredito. Sulla potenziale arma del delitto verranno cercate anche le impronte digitali. Ieri gli investigatori sono tornati nell’appartamento per un nuovo sopralluogo. Non è escluso che possa essere setacciato anche dalle tute bianche del Ris di Parma.