di Claudio Trevisan
Il vino e gli altri alcolici sono importanti per la cultura italiana visto che sono legati alla socializzazione/divertimento e sono delle eccellenze del Made in Italy, con milioni di consumatori in Italia oltre all’estero. Il settore vale sempre di più economicamente e beneficia lo Stato/genera occupazione/valorizza il territorio. Purtroppo, il consumo degli alcolici ha anche un altissimo costo sociale/economico per noi. Attualmente, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, i consumatori a rischio sono circa 8 milioni di persone inclusi circa 780.000 “consumatori dannosi” (presentano un danno organico/psichico conclamato). I decessi correlati all’alcol (droga psicoattiva legale) nel 2023 erano 17.000 circa (morti per cirrosi epatica/incidenti stradali/suicidi/omicidi/sindrome psicotica).
La dipendenza da alcol è riconosciuta come una malattia cronica dal sistema sanitario italiano, visto che ha basi biologiche (modifica il cervello), andamento cronico/recidivante e criteri diagnostici oggettivi, che richiede trattamento medico e psicologico. Non è un “vizio”.
I segnali precoci della dipendenza da alcol vengono spesso sottovalutati. L’evoluzione è graduale e passa da uso sociale, a uso rischioso, a perdita di controllo iniziale fino alla dipendenza conclamata. I primi segnali possono essere quello di bere più spesso, usarlo per gestire emozioni, perdere leggermente il controllo, iniziare a cambiare abitudini sociali e “difensività” (minimizza/evita il tema) quando qualcuno fa notare i cambiamenti. In questa prima fase si potrebbe intervenire più facilmente e prevenire la dipendenza vera e propria.











