Troppo rumorosi i 45 punti di Jalen Brunson in gara-5 per poter immaginare un Mvp diverso dal numero 11 dei Knicks, troppo impattante la leadership dell’ex scudiero di Luka Doncic per anche solo pensare di valutare una via alternativa. Ma nella festa della New York blu-arancio c’è un nome che più di altri rimarrà incastonato nella memoria di chi non festeggiava un anello Nba da oltre mezzo secolo. La figura fluttuante di Og Anunoby che passa in mezzo a corpi protesi e stupiti per smanacciare il pallone che, di fatto, spegne le velleità dei San Antonio Spurs è quella che verrà consegnata all’immortalità cestistica.

È la classe operaia che va in paradiso, la rivincita del proletariato sportivo nell’era delle stelle a tutti i costi, il volto più puro dei Knicks di Mike Brown, dove tutti sono utili e probabilmente nessuno indispensabile, nemmeno Brunson, nemmeno Karl-Anthony Towns al quale va il premio della critica per una serie che non può essere letta soltanto con le cifre, ma va analizzata guardando i momenti in cui una determinata giocata è arrivata.

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EMBLEMA DEI 3&D

Ed è anche per questo che Anunoby si è guadagnato un piccolo-grande spazio nella storia dell’Nba, cancellando la follia di DeAaron Fox che con una manciata di secondi al termine di gara-4 sceglie di non giocare con il cronometro e di andare per il ferro, venendo cancellato dalla stoppata dell’ex ala dei Toronto Raptors, capace poi di tornare decisivo anche dall’altra parte del campo, il tutto in una partita in cui aveva messo già a segno 31 punti con un fantascientifico 7 su 9 al tiro pesante.