La squadra di basket dei New York Knicks ha vinto l’NBA. L’ha fatto in modo memorabile: con pochissime sconfitte, rimonte improbabili, un gioco bello da vedere e moltissimi tifosi esagitati – con buona ragione, visto che New York non vinceva un titolo da 53 anni.

I Knicks sono campioni un po’ diversi dal solito anche perché non sono una squadra con una tipica “superstar”, cioè quel giocatore in grado di eclissare a livello mediatico tutti gli altri e che durante l’anno compete per il titolo di MVP (miglior giocatore). Al contrario, sono un gruppo molto compatto ed equilibrato, in cui tutti i titolari e anche alcune riserve hanno contribuito alla vittoria.

È un’eccezione rispetto a quelle che erano le altre grandi favorite dell’NBA, come i San Antonio Spurs – che i Knicks hanno battuto in finale, e che erano considerati favoriti proprio per la superstar Victor Wembanyama – e gli Oklahoma City Thunder, i campioni dell’anno scorso, che hanno in squadra l’MVP delle ultime due stagioni regolari, Shai Gilgeous-Alexander.

Certo, nei Knicks c’è Jalen Brunson: è il capitano, quello che segna più punti, che fa più assist, e che ha pure vinto il titolo di MVP delle finali. Nell’ultima partita contro gli Spurs ha fatto 45 dei 94 punti di New York. Brunson è un po’ anche il motivo per cui i Knicks sono diventati così forti: nel 2024 accettò un contratto molto meno oneroso di quello che poteva richiedere, proprio perché New York potesse costruirgli attorno una squadra più competitiva (in NBA c’è un limite al totale degli stipendi per i giocatori di ogni squadra).