Anche da sinistra si alzano voci contro la scelta di imporre agli editori una "professione di fede"

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Si allarga la contrarietà alla dichiarazione di antifascismo introdotta dagli organizzatori di Più libri più liberi, la fiera del libro che si svolge a dicembre a Roma. Dopo il dissenso espresso ieri da varie case editrici, si schierano contro il modulo che gli editori devono sottoscrivere per partecipare alla manifestazione alcune figure di primo piano non certo ascrivibili al mondo culturale conservatore. Da Massimo Cacciari a Luciano Canfora, da Paolo Mieli a Giuliano Ferrara fino a Simone Regazzoni sono numerose le voci che contestano la decisione dell'Associazione Italiana Editori.Il filosofo Massimo Cacciari definisce la dichiarazione di antifascismo "un delirio e una follia". "Penso si siano bevuti il cervello, chiedono di firmare una dichiarazione come quella in cui dichiari di non essere mafioso". "Una dichiarazione di questo genere supera ogni limite - aggiunge Cacciari - tra poco dovremo firmare le dichiarazioni per dire che si è contro Putin o contro Trump".Lo storico Luciano Canfora non crede alle sue orecchie: "Sta scherzando, vero?". Confermiamo che è tutto vero. "È una cosa che fa ridere, gli editori non sono partiti politici. Il problema è molto semplice. Io ritengo l'antifascismo un valore positivo ma c'è anche un grande storico come il mio amico Franco Cardini che quando gli chiesero in una trasmissione televisiva se fosse antifascista rispose: lo diventerò". "È una decisione dissennata che si espone a critiche di ogni tipo - precisa Canfora - l'editore non è un funzionario pubblico che deve giurare sulla Costituzione ma una figura che fa impresa e può fare quello che gli pare".Non usa giri di parole Giuliano Ferrara: "È una stronzata". "Speriamo si trovino dodici antifascisti che rifiutino questa dichiarazione che è una barbarie non radicata nell'anima culturale del Paese. Allora perché non firmare un certificato di anti corruzione o anti comunismo?", aggiunge Ferrara. "Sono stupidaggini che sollecitano minoranze fastidiose come il Professor Vannacci e il generale Montanari". Chiediamo se sia un lapsus ma ribadisce: "No no lo scriva, il Professor Vannacci e il generale Montanari, queste sono stupidaggini che tendono a sollecitare minoranze che però danno fastidio".Anche il filosofo Simone Regazzoni commenta in modo critico il documento introdotto dall'organizzazione di Più libri più liberi: "La cultura è lo spazio libero, aperto, dinamico del confronto e del conflitto delle idee, tutte le idee. Solo in uno Stato etico o totalitario si possono chiedere agli operatori culturali dichiarazioni di fede politica o di altro tipo. Sono piccoli ricatti morali che avviliscono la cultura e creano pericolosi precedenti. Se in Italia esistono ancora intellettuali liberi, bene questo è il momento di farsi sentire".Su Radio24 invece Paolo Mieli, commentando la notizia, fa sapere che si tratta di una "decisione assurda e stravagante" e immagina con ironia quali altri certificati dovranno firmare gli editori.