Bergamasca e cittadina del mondo, classe 1991. Da sempre a caccia delle esperienze enogastronomiche più autentiche che adora documentare e raccontare proprio p…
Nei giorni scorsi mi sono imbattuta in una curiosa ricerca americana che mi ha fatto sorridere. Un gruppo di studiosi ha ripreso e testato una teoria formulata negli anni Settanta dal fisico statunitense e premio Nobel Richard Feynman, che un giorno, durante un pranzo con un amico, trasformò un dubbio molto comune in un problema matematico: quando andiamo al ristorante, conviene ordinare sempre il nostro piatto preferito o è meglio continuare a sperimentare? Feynman non pubblicò mai la sua soluzione. La appuntò su alcuni fogli pieni di calcoli e scarabocchi, rimasti praticamente indecifrabili per quasi cinquant’anni. Oggi, grazie a uno studio pubblicato sulla rivista scientifica PNAS e condotto da ricercatori delle università di Princeton, Oxford e City University of New York, quei fogli sono stati ricostruiti, la teoria è stata formalizzata e, soprattutto, è stata messa alla prova con un esperimento che ha coinvolto 2.520 partecipanti. Ai volontari è stato proposto un gioco online: immaginare di trascorrere un certo numero di sere in una città sconosciuta e scegliere ogni volta se provare un nuovo ristorante oppure tornare in quello che, fino a quel momento, si era rivelato il migliore. Ogni locale aveva un punteggio “nascosto”, che diventava noto solo dopo la prima visita, e l’obiettivo era ottenere il punteggio complessivo più alto nell’arco di tutta l’esperienza. Il risultato? Ha dimostrato che la matematica di Feynman funziona. O meglio: le persone non seguono esattamente la sua formula, ma adottano strategie molto simili, arrivando a risultati sorprendentemente vicini a quelli teoricamente ottimali. In pratica, dopo una prima fase di esplorazione, tendiamo tutti a tornare su ciò che sappiamo già esserci piaciuto. «Si torna sempre dove si è stati bene…» dicono i più saggi.














