Meno zuccheri, meno carboidrati, meno appetito: nell’era dell’ascetismo alimentare, la voglia diventa profumo. L’universo gastronomico si indossa, complice una palette olfattiva che supera gli accordi classici, dolci e rassicuranti dominati dalla vaniglia. Prodotti per il viso, il corpo, i capelli e gli ambienti portano una serie più ampia e insolita di sentori legati al cibo: tostati, fermentati, vegetali e minerali. Un cambiamento che esplicita come il piacere cerchi nuovi territori d’espressione che favoriscono un racconto più intrigante di sé. Ne abbiamo parlato con Sissel Tolaas, artista e ricercatrice, fondatrice di RE_searchLab, centro berlinese che indaga il potere comunicativo dei profumi e le sue implicazioni.
L’uso di fragranze ispirate al cibo non è nuovo. Cosa c’è di diverso oggi?
“È cambiata la scala e la sofisticazione di questo linguaggio. Per molto tempo, le note gourmand erano soprattutto vaniglia, caramello e cioccolato, mentre adesso abbracciano ingredienti e sensazioni come matcha, sesamo, foglia di pomodoro, tè nero, zafferano, caffè, zucchero bruciato, riso al vapore, frutta fermentata, note minerali o salate. Una trasformazione che riflette una curiosità olfattiva più matura, ma anche il fatto che le persone non si accontentano più di profumare di buono: vogliono tensione, contraddizione e personalità”.









