Non ci sarà un rimpasto
Primo mese a 1 €
Si va componendo il mosaico ma nella partita entrerà anche la ripartizione di partecipate e fondazioni . Urbanistica verso Piomboni, il nodo delle quote rosa, Tanti favorita alla presidenza del consiglio.
Le tessere cominciano cominciano a trovare la via dell’incastro. Nel grande Sudoku di Palazzo Cavallo la prima riunione di maggioranza è servita a tracciare il metodo e a mettere sul tavolo le richieste dei partiti e della civica Fare. Lo schema che si va consolidando prevede: il vicesindaco e tre assessori a Fare (più naturalmente il sindaco), quattro a Fratelli d’Italia che rivendica un’ampia rappresentanza in giunta come primo partito della coalizione, due caselle a Forza Italia, di cui una la probabile presidenza del consiglio, un assessore alla Lega. C’è poi il tema della discontinuità: nella mediazione coi partiti Comanducci sarebbe disposto a "digerire" al massimo tre assessori uscenti, ma il numero dei papabili in lizza supera di gran lunga l’asticella. Sullo schema uscito dal primo vertice al quale ha partecipato anche il leader regionale di FdI Francesco Michelotti, si innestano pesi e contrappesi negli equilibri interni alle forze del centrodestra e, soprattutto, nella ripartizione delle deleghe, su cui, giocoforza, si misura il peso della rappresentanza politica. Tutti elementi – o nodi – che Marcello Comanducci deve sciogliere. Quali sono le spine nel fianco? La casella del vicesindaco, le quote, la presidenza del consiglio e, non ultimo, la questione della rappresentanza femminile che tiene in stand by quattro caselle su nove complessive dell’esecutivo. Temi al centro del secondo vertice di coalizione, tra domani e martedi. Al momento la casella del vicesindaco resta nel carniere di Fare; i meloniani non hanno alzato barricate nel faccia a faccia con la civica e sopratutto con Gianfrancesco Gamurrini, destinato quasi naturalmente al ruolo di braccio destro del sindaco. In alternativa, Fdi è più interessata ad allargare il perimetro d’azione dentro la giunta, tenendo ben stretta la casella di Estra (vale almeno un assessorato), in scadenza il 30 giugno. Quattro assessori sono quasi metà dell’esecutivo con deleghe che abbracciano un arco amministrativo ampio: i rumors indicano sicurezza, partecipate, edilizia, cultura, sociale. C’è poi la questione della presidenza del consiglio: i meloniani l’hanno inserita nella lista dei desiderata, tuttavia non dovrebbe essere un tabù, anche perché c’è una sorta di patto di coalizione – non scritto - , che incrocia i livelli regionali e assegna a Forza Italia la prima poltrona del parlamentino. E qui si apre un altro caso che intreccia il nodo della rappresentanza femminile in giunta. In pole resta Lucia Tanti che tuttavia potrebbe essere coinvolta nell’esecutivo per la famosa regola delle quote rosa. Proviamo a chiarire, per quanto possibile, il quadro. Lo schema della pattuglia di Fare: vicesindaco Gamurrini con almeno le deleghe "storiche" a lavori pubblici e manutenzione, vedremo se anche il traffico; Piomboni assessore in pole per l’urbanistica. Comanducci pensa a una delega all’innovazione, suo cavallo di battaglia in campagna elettorale e su questo si fa avanti il nome del fedelissimo e super esperto Marcantoni. Che per ora non è eletto ma la legge non esclude affatto assessorato esterni. Una terna che, politicamente, blinderebbe Comanducci e controbilancerebbe il peso dei quattro assessori meloniani. L’opzione della rappresentanza femminile, però potrebbe far ricadere la scelta di Fare tra Virginia Lunardi e Ginevra Galletti le cui quotazioni sono in ascesa. La pattuglia di FdI: Francesca Lucherini e Alberto Merelli, la prima all’edilizia e il secondo al bilancio, sembrano ormai nomi consolidati ma nel partito c’è il pressing dei campioni di preferenze: Francesco Lucacci, Renato Viscovo (in pole per la cultura) e Alessio Mattesini (posizione più sullo sfondo per l’incarico di coordinatore provinciale del partito). Per la casella "rosa" sale il nome di Monica Giommetti. Ma nel pallottoliere mancherebbe un’altra donna. E qui potrebbe entrare in campo, anzi in giunta, proprio Lucia Tanti (con una delega forte, diversa dal sociale e magari un’opzione sulla Fondazione Guido Monaco). Certo, la sua presenza sarebbe politicamente "ingombrante" sul tema discontinuità e deleghe di peso. Non solo: di fatto, taglierebbe la strada all’ascesa del collega di partito Federico Scapecchi. Se gli azzurri terranno il punto su Tanti alla presidenza del consiglio, si apre un’altra ipotesi: rappresentanza femminile assegnata a Forza Italia (tra i candidati non eletti un buon risultato lo ha riportato Antonella Di Tommaso) e Lega. Per il Carroccio resta in piedi il nome di Cristina Ceccarelli ma in quel caso pagherebbe dazio il capogruppo uscente Federico Rossi, il più votato dai salviniani. Controbilanciamento? Incarichi di sottogoverno nell’altro sudoku che si apre appena chiuso quello di giunta: partecipate e Fondazioni.












