di
Lorenza Cerbini
La ciclista Hashimi sfuggita ai talebani con la sorella ha concluso la gara sulle strade d’Italia. «Corro per ogni ragazza che osa sognare»
«Un sogno che credevo impossibile è diventato realtà. Vengo dall’Afghanistan, dove per molte donne il solo sognare sembra proibito. Quando andavo in bici la gente mi lanciava le pietre. Mi urlavano che ero una donna e che non mi era permesso correre, né sognare, né imparare. Ma ogni parola d’odio mi ha resa più forte». Firmato via social da Fariba Hashimi, ciclista afgana sfuggita alla tirannia dei talebani e da anni divenuta bandiera di libertà fuori dal suo Paese. Il 30 maggio c’era anche lei, con la squadra Vini Fantini - Be Pink, alla partenza del Giro d’Italia al femminile che porta il nome di Giro Women. E naturalmente - come per molte se non quasi tutte le specialità sportive, dal calcio in giù - sarebbe bello se anche questa corsa avesse la stessa visibilità riservata alle competizioni maschili. In questo caso il sostegno è reciproco: così il Giro e lo sport sono certamente una occasione di testimonianza per Fariba, mentre proprio la sua presenza in corsa contribuisce ad accendere un riflettore in più sulle donne nello sport. Del resto «anche noi abbiamo scelto il ciclismo femminile - sottolinea Valentino Sciotti, fondatore di Fantini, il cui impegno umanitario in Afghanistan era iniziato nel 2021 - perché vi abbiamo trovato autenticità, determinazione, forte spinta verso il futuro».







