Ripubblichiamo un articolo che Luisa Muraro ha scritto per «il manifesto» il 22 marzo del 2008

Ai pittori di una volta e oggi ai fotografi è sempre piaciuto fare ritratti di donne, Giovane donna davanti allo specchio, Donna che scrive una lettera, Dama con ermellino, Signora seduta con amici in piedi, e così via. Questa, come la chiamiamo? Giovane donna con un braccio per aria? È una foto del famoso Maggio francese. Arrivati per ultimi, dopo gli americani, i tedeschi, gli italiani, gli inglesi non so, i francesi si sono bellamente impadroniti della cosa, le hanno dato il nome, il Sessantotto (noi altri, veramente, avevamo cominciato prima) e perfino un mese, il mese della Madonna, il più bello dell’anno nel nostro clima. A loro fa così piacere, oltre che lo fanno bene, come lo champagne.

Il ritratto che stiamo guardando, s’indovina che è stato inventato lì sul momento, ma non rubato, ed è questa combinazione il suo bello, la ragazza è arrivata alla manifestazione senza premeditazione, con un presentimento appena, ha visto il fotografo, ne ha intuito l’intenzione, gli ha fatto intendere «ci sono», si è messa in posa, tutto in un lampo e la fotografia era fatta. Ed ecco il ritratto di lei, distaccata, per un attimo ma definitivamente, da quello che la circondava, che è finito in ombra o fuori dal quadro.