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Elisa Messina

L'accademica Annarosa Buttarelli e la regista Loredana Rotondo ricordano l'approccio al femminismo della differenza teorizzato da Muraro dalla fine degli anni 70 e spiegano la sua attualità nel modo di riflettere, lavorare e fare politica

Luisa Muraro il giorno dopo. Dopo il suo funerale, dopo l’omaggio che le ha tributato la Libreria delle Donne di via Dogana a Milano di cui la filosofia, scomparsa a 86 anni il 13 giugno, è stata una delle fondatrici. E che era diventata la sua casa intellettuale assieme alla comunità filosofica Diotima. Un saluto intimo. Anche se resta un po’ il dispiacere che una pensatrice della statura di Muraro, una delle madri del femminismo italiano e della filosofia della differenza, non sia stata salutata da una comunità più vasta, dalla città di Milano, per esempio. Perché la grandezza di scritti e riflessioni come le sue appartengono alla collettività di uomini e donne. E avrebbero meritato un omaggio collettivo.

Allora partiamo da lì. Dal fatto che quello che potremmo chiamare «il femminismo di qualità», nato grazie a figure come Carla Lonzi e Luisa Muraro non ha lasciato una traccia e un messaggio che parla solo alle donne, ma all’umanità tutta. Perché implica un modo di discutere, lavorare, agire, fare politica che è collegiale, collettivo seguendo il cardine, che era davvero rivoluzionario negli anni 70, che il pensiero delle donne è differente proprio per questo, che viaggia in orizzontale e crea relazioni.