È morta a Milano Luisa Muraro, filosofa, pedagogista e attivista. Nata a Montecchio Maggiore (Vicenza) il 14 giugno 1940, ha dedicato la sua vita professionale alla condizione delle donne. Il suo lavoro si è concentrato sul cosiddetto femminismo della seconda ondata, quello nato alla fine degli Anni Sessanta, che insiste sulla differenza tra donne e uomini. Senza ovviamente rinnegare il valore dell’uguaglianza, ma usandolo come punto di partenza. Il primo nemico è il sessismo, con tutto ciò che da esso deriva. Fu tra le fondatrici della Libreria delle Donne. L’intervista a TuttoLibri Nel 2010 raccontava a TuttoLibri che si avvicinò al femminismo «negli Anni Sessanta, quando arrivarono le prime ondate dagli Stati Uniti». «Ancora prima che iniziasse il movimento italiano – raccontava –, ho iniziato a leggere Sexual Politics di Kate Millet e Betty Friedman, La mistica della femminilità. Poi da noi sono iniziati i gruppi di autocoscienza: il trionfo dell'oralità, un'esperienza molto intensa, cui non rendono giustizia le spente trascrizioni. Quindi con la maggioranza delle donne gli scambi restavano orali. Solo il rapporto con Carla Lonzi è stato sempre mediato dalla scrittura: non l'ho mai conosciuta, ma ho molto apprezzato i suoi librini verdi, come Sputiamo su Hegel. Poi, dal 1975 ho scoperto Luce Irigaray, con Speculum e Questo sesso che non è un sesso, che è diventata il mio punto di riferimento per il pensiero della differenza. Insieme agli scritti politici di Virginia Woolf, Le tre ghinee e poi Una stanza tutta per sé, che leggo e rileggo». La Libreria delle Donne Oltre all'incontro con Luce Irigaray, nel 1975 aprì anche la Libreria delle Donne: «Fu un'iniziativa rivoluzionaria – ricordava la filosofa –. Adesso si fatica a comprenderne la portata, ma a quei tempi vendere solo libri scritti da donne aveva un gran significato, poiché persino le donne colte avevano poca familiarità con la letteratura femminile. Si avevano pregiudizi verso le scrittrici: io stessa ad esempio pensavo che Jane Austen scrivesse per dare consigli di comportamento alle ragazze, e l'avevo sempre evitata. Dopo anni passati ad occuparmi solo di saggi, l'ho scoperta allora, insieme a Ivy Compton-Burnett e a Elsa Morante. Il femminismo è uno sfondamento di ordine intellettuale, oltre che simbolico e sociale: quando la differenza femminile interviene, cambia il paesaggio circostante. È il processo simbolico di un movimento interiore, e la lettura si presta benissimo a questi viaggi, è come e meglio delle droghe». La difesa del femminismo Le era stato chiesto se il femminismo aveva fallito, era il periodo degli scandali a sfondo sessuale che avevano travolto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: «Che c'entra il femminismo? Semmai, ne esce confermato nella sua critica della politica e dei partiti, ma anche questa è una forzatura, le esigenze che avanziamo si pongono su un altro piano rispetto alla storia degli uomini – aveva risposto Muraro –. Oggi ci riconosciamo in una Veronica Lario. Detesto anche il moralismo spicciolo che critica le veline: niente di male a mostrarsi se può essere l'inizio di una carriera, purché non sia l'anticamera della prostituzione. Non fanno fare una bella figura alla tv italiana, ma questo è un altro discorso. Non bisogna mai giudicare le singole persone che provano a tenersi a galla, piuttosto bisogna prendersela con chi è in posizione di potere». LEGGI ANCHE – Sulla violenza "giusta" è polemica tra femministe