«Era pulito e tranquillo. Vivevamo come due navi che si incrociano nella notte. Anche io sono tranquilla e riservata, per questo credo che il nostro accordo alla fine abbia funzionato bene». HelloCalm, così si firma su reddit.it, vive a Londra da otto anni. Dopo una laurea e un contratto di lavoro a Venezia, entra in crisi, lascia tutto e parte per un master. Ha 35 anni quando si trasferisce e risponde all’annuncio di un uomo gay di 65 che affitta una stanza del suo appartamento. Ci resta per un lustro, finché va a vivere con il suo nuovo compagno e cede quel posto «luminoso con una bella vista sui tetti» a un’amica che è stata mollata. A Londra la solitudine è inevitabile a volte, per questo HelloCalm quando comprerà casa terrà una stanza libera per fare cohousing, e affittarla a chi vorrà. «Vivere da soli è un’ingiustizia» scrive.

Tendenza cohousing: ovvero, il bello di abitare con uno sconosciuto

Negli Usa, gli over 50 che hanno compagni di casa sono quasi un milione, un numero raddoppiato negli ultimi vent’anni, stando al rapporto del Joint Center for Housing Studies dell’Università di Harvard. Il fenomeno però non è più solo americano e non ha a che fare solo con il caro vita. Da Berlino a Parigi, da Roma a Milano, i costi delle grandi città fanno pendant con quelli delle crisi economiche e nel frattempo lo spazio domestico è diventato anche un luogo di relazioni in cui sentirsi al sicuro. Ci si “accoppia”, quindi. Rispondendo a un semplice annuncio o inviando una richiesta.