«They lived in squares, painted in circles and loved in triangles».
Si dice che questa frase sia stata pronunciata da Dorothy Parker per descrivere il gruppo di Bloomsbury. Non è importante stabilire se sia stata davvero lei a inventarla: ciò che conta è capire perché riesca a definire un gruppo di intellettuali indefinibili che, nella prima metà del Novecento, diedero forma a un modo completamente nuovo di intendere la vita e l’arte. Vivevano nelle piazze di Londra, facevano la nuova pittura senza l’ormai antica prospettiva, e si amavano fuori dai confini della coppia.
«They lived in squares, painted in circles and loved in triangles»
è la frase che pronuncia la volontaria che ci accoglie nel salotto verde salvia di Monk’s House, che Virginia e Leonard Woolf acquistarono nel 1919 per 700 sterline. «Il verde era il colore preferito di Virginia», ci dice, «e per ottenerlo dovettero scrostare le vecchie pareti e poi passare diverse volte il colore». Era una soluzione nuovissima, una reazione alle tristi carte da parati vittoriane dell’infanzia. Ora sembra essersi insinuato nel tessuto stesso di Monk’s House, al punto che non si riesce a immaginare la casa di un altro colore.
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