Oltre tre lustri. E se tutto andrà bene. I miei mondiali senza l’Italia. A oltre vent’anni dalla quarta stella, la finale mondiale strappata alla Francia. Seduto a gioire per l’esultanza di Cannavaro, a Ladispoli, Sape in braccio di soli otto mesi...
Rassegnato, ormai, vedo sfilare in tv nobili formazioni che ci hanno messo dietro. Solo ieri e oggi, Bosnia, Sud Africa, Repubblica Ceca, Corea del Sud. Il trionfo del camerunismo, come enfatizzava il professore, el profesor, della più famosa e fortunata serie di Netflix, la Casa de papel. Si tifa per il più debole, la Cenerentola della competizione.
Oggi, in Canada, Messico e Stati Uniti, sfilano sempre loro: Cannavaro, Montella, Ancelotti. Sempre loro, sì, ma da allenatori. E affiora qualche domanda, da semplice tifoso per carità, non da esperto. Perché non ce lo siamo presi noi, italiani, uno di quei tre ad allenare il nostro undici azzurro? Così è. E vado avanti, anche questo quadriennio, a scegliere la squadra da seguire, all’insegna del camerunismo, il sostegno al più debole.
Non c’è che l’imbarazzo della scelta. Tolte le formazioni allenate dai nostri campioni (troppo banale), scorrono in questa prima fase le piccole federazioni di Panama, Australia, Costa d’Avorio, Capo Verde, Curaçao.













