«Non sarà una marcetta, non sarà una parata». Così promettono i vannacciani che, con Edoardo Ziello, deputato e responsabile organizzazione di Futuro Nazionale, stanno preparando l'esordio del partito del Generale oggi al Conservatorio di via della Conciliazione. Sorridono: «La nostra corsa per Palazzo Chigi comincia all'ombra del Cupolone». Battute a parte, ci sarà ovviamente l'Inno di Mameli e il tricolore alla costituente di Futuro Nazionale - dove il Generale, parole sue, darà «i galloni dopo le prove sul campo», ossia verranno scelti tra i 1700 delegati i 100 dell'organismo dirigente - ma l'Inno ormai lo cantano tutti i partiti, anche quelli di sinistra, e Vannacci vuole trasmettere contemporaneità e freschezza e non tradizionalismo e spirito marziale in questo debutto nella Capitale. Dove ha tutti gli occhi puntati addosso. Ieri i leader del centrodestra si sono sentiti al telefono, e Meloni, Tajani e Salvini hanno concordato: «Mandiamo nostre delegazioni al congresso di Vannacci». Ma saranno solo delegazioni composte da esponenti locali dei tre partiti. Insomma, esserci ma non tanto. Il Generale sperava di più, ovvero di avere i "magnifici tre", e invece dovrà accontentarsi di qualche loro inviato minore.