Il prossimo fine settimana Roberto Vannacci riunirà il partito all’auditorium della Conciliazione, a Roma, dove si terrà l’assemblea costituente di Futuro nazionale. Potrebbe essere quella l’occasione per annunciare nuovi arrivi dal Senato, di cui si parla in queste ore. Poi sarà la volta di nominare dei commissari regionali che gestiscano il movimento, perché «non siamo ancora pronti per fare i congressi ed eleggere dei coordinatori. Commissariare è l’unica soluzione», dice uno dei suoi fedelissimi. Sono tutti passi decisivi nella costruzione del movimento, che è cresciuto finora a briglia sciolta, forse troppo in fretta, senza una particolare selezione all’ingresso.

Questa necessità di dare ordine al partito è sentita innanzitutto a sud di Roma. Ha fatto riflettere, nel quartier generale dei vannacciani, il caso della Campania, dove si è svolta pochi giorni fa un’assemblea che ha eletto l’avvocato Catello Di Capua come referente regionale di Fn. Scelta che ha sollevato polemiche, vista la condanna per favoreggiamento ricevuta da Di Capua nel 2014. L’avvocato aveva svelato il contenuto dell’interrogatorio di un collaboratore di giustizia, da lui assistito, all’avvocato Michele Santonastaso, legale di diversi esponenti del clan dei Casalesi (poi arrestato per corruzione, falsa testimonianza e falsa perizia), rivelandogli che il suo assistito stava raccontando agli inquirenti dei legami tra Santonastaso e la camorra. Scontata la condanna, Di Capua è stato riabilitato, ma di certo resta un’ombra. Tanto che il coordinatore di Futuro nazionale per il Sud, il deputato Rossano Sasso, ora impone la marcia indietro e precisa: «Di Capua non è il referente regionale di Fn. Non esistono referenti regionali».