Finora dichiarazioni contrastanti: solo l'ufficialità chiarirà i termini dell'accordo
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Pronti all'intesa o alla guerra? Il dubbio aleggia da 48 ore. Giovedì Donald Trump era pronto a scatenare l'inferno e a prendersi non solo Hormuz, ma anche il terminal di Kharg e tutto il petrolio iraniano. Nelle ore successive giurava, invece, di esser pronto a spedire in Svizzera il vice JD Vance per firmare un'intesa definitiva con gli iraniani. Ma ieri il giro dell'oca era di nuovo alla casella iniziale. Mezza giornata di indiscrezioni sui contenuti dell'accordo filtrate da media americani e iraniani rivelavano un pateracchio indecifrabile in cui poco o nulla coincideva. A partire dalla presunta firma di domani in Svizzera. "Qualsiasi speculazione su una firma in Svizzera o su un incontro faccia a faccia non è altro che un malinteso e un'illusione americana", scriveva l'agenzia Fars News, vicina ai pasdaran. Alla fine però un tweet del ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi rimetteva tutto in ordine dando per certo un Memorandum "vicino alla conclusione". Un'assicurazione accettata da Trump che rilanciava il tweet definendolo "molto positivo".










