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Stalking digitale, la nuova frontiera della violenza invisibile: prevenzione, consapevolezza e tutela delle vittime. Nell'era della connessione permanente, la tecnologia ha trasformato profondamente il modo in cui le persone comunicano, lavorano e costruiscono relazioni. Gli stessi strumenti che facilitano la vita quotidiana possono però essere utilizzati in modo improprio, diventando mezzi di controllo, intimidazione e persecuzione. È in questo contesto che si inserisce il fenomeno dello stalking digitale, una forma sempre più diffusa di violenza che si manifesta attraverso l'uso di smartphone, social network, applicazioni di messaggistica, sistemi di geolocalizzazione e piattaforme online. Se in passato gli atti persecutori erano associati prevalentemente a pedinamenti, telefonate insistenti o presenze indesiderate nei luoghi frequentati dalla vittima, oggi il controllo può avvenire in maniera costante e silenziosa attraverso dispositivi tecnologici. L'accesso non autorizzato ai profili social, il monitoraggio degli spostamenti, l'invio compulsivo di messaggi, la creazione di account falsi, la diffusione di informazioni personali o l'utilizzo di strumenti di localizzazione rappresentano alcune delle modalità con cui lo stalking può manifestarsi nel mondo digitale. Secondo la dottoressa Mariastella Giorlandino, presidente della Fondazione Artemisia ETS, è fondamentale sviluppare una maggiore consapevolezza rispetto a questi comportamenti, che troppo spesso vengono sottovalutati o confusi con forme di interesse, gelosia o attenzione. In realtà, quando il controllo invade la libertà individuale e genera paura, ansia o uno stato di costante disagio, ci si trova di fronte a condotte che possono avere conseguenze significative sulla salute psicologica e sulla qualità della vita delle persone coinvolte.










