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L'innovazione tecnologica rappresenta una delle più grandi opportunità del nostro tempo. L'intelligenza artificiale, i dispositivi connessi e la digitalizzazione stanno trasformando il modo in cui viviamo, lavoriamo e comunichiamo. Ma ogni progresso porta con sé anche nuove responsabilità. Come medico e presidente della Fondazione Artemisia, ritengo che sia arrivato il momento di riflettere su un rischio ancora poco considerato: lo stalking del futuro.

Per anni abbiamo associato questo reato a pedinamenti, telefonate insistenti o appostamenti. Oggi lo scenario è profondamente cambiato. La persecuzione può consumarsi attraverso uno smartphone, un social network, un localizzatore GPS o persino un dispositivo intelligente presente nelle nostre case. Lo stalker non ha più bisogno di essere fisicamente vicino alla propria vittima: può controllarla, intimidirla e condizionarla anche a distanza, spesso senza lasciare tracce evidenti.

L'intelligenza artificiale rende questa minaccia ancora più complessa. I deepfake consentono di creare immagini, video e registrazioni vocali estremamente realistiche, con il rischio di diffondere contenuti falsi, distruggere reputazioni o esercitare ricatti psicologici. La velocità con cui queste tecnologie evolvono impone una risposta altrettanto rapida da parte delle istituzioni, del legislatore e della società civile.