Brioche, cornetto e croissant sembrano gemelli ma cambiano impasto, zuccheri e lavorazione. Ecco cosa li distingue davvero, parola di pasticceri.
Indice
La brioche, una questione di impasto prima che di formaIl cornetto, il dolce che ha preso una strada tutta suaIl croissant, meno zucchero e più libertà
Provate ad ordinare un “brioche” a Milano e poi rifatelo a Catania, con ogni probabilità vi porteranno due cose diverse, perché lo stesso (almeno in apparenza) dolce a mezzaluna cambia nome a seconda del luogo in cui si poggiano i gomiti sul bancone. Dalla Sicilia su su fino alle Marche, all’Umbria e al Lazio si dice cornetto, dalla Toscana al Friuli prevale brioche, l’Emilia-Romagna se la cava chiamandolo “pasta”, mentre a Milano, complice l’aria internazionale che tira sotto il Duomo, va forte croissant. C’è pure una differenza di orari: al Nord il dolce compare quasi solo a colazione, mentre certi forni del Centro e del Sud lo sfornano caldo a notte fonda, quando i fornai sono al lavoro e di altro in vetrina non c’è molto.
Il problema è che dietro a quei nomi non si nascondono solo abitudini linguistiche, perché brioche, cornetto e croissant, per chi li impasta, sono prodotti distinti, in cui cambiano gli ingredienti, la tecnica e perfino il motivo per cui esistono. Vale la pena fare un po’ di ordine, partendo dall’equivoco più diffuso.







