Milano – Il Comune ha perso 30 cause su 30 – in primo e secondo grado – contro i 311 vigili urbani, tutti iscritti del sindacato Sulpm, che chiedevano che gli venisse riconosciuta in busta paga l’indennità di servizio anche nei giorni in cui sono in ferie. Un principio affermato dalla Corte di Giustizia Europea, la quale ha spiegato che negare il pagamento di quell’indennità scoraggerebbe il lavoratore dall’andare in ferie, perché pagato meno. Una situazione da evitare.
Le lettere al Comune
Domenico Tambasco, avvocato difensore dei ghisa che hanno chiesto e, alla fine, ottenuto dal Comune il pagamento dell’indennità di servizio anche quando sono in ferie, commenta: “Prima di arrivare alla causa, i singoli agenti avevano scritto lettere al Comune per ottenere quanto dovuto, ma non c’è stato verso. L’amministrazione ha sempre respinto ogni tipo di proposta dei singoli ghisa e del loro sindacato. Risultato: ora Palazzo Marino si trova a dover pagare una cifra consistente. Questa è stata una Caporetto giudiziaria per l’amministrazione”.
30 cause perse e oltre 800mila euro
Il legale, a questo punto, illustra i numeri della “Caporetto”. Le 30 cause perse dal Comune promosse da 311 agenti sono costate all’amministrazione innanzitutto 601.745 euro a titolo di versamento delle indennità prima negate, oltre ai contributi previdenziali su tali somme, dunque un 30% in più. Inoltre Palazzo Marino deve pagare le spese legali all’avvocato Tambasco per un totale di 169.394 euro, oltre alle spese generali del 15%. Non è finita. Il Comune deve versare anche le spese legali ai difensori dell’Inps, per un totale di 25 mila euro. Il totale che Palazzo Marino deve tirar fuori dalle proprie tasche non è irrilevante: oltre 800 mila euro.







