Potrebbe essere un G6 più uno, o forse un G6 contro uno, quello che si aprirà lunedì prossimo a Evian. Sembra infatti che i membri europei del consesso dei grandi del mondo – Regno unito, Germania, Francia e Italia, insieme a Canada e Giappone – debbano lavorare soprattutto per gestire il settimo e più ingombrante convitato: gli Stati uniti di Donald Trump, che arriva al G7 dopo aver detto di non sapere cosa farsene, dato che gli Usa «hanno visto la guerra» anche senza. Contenerlo dove necessario, indirizzarlo quando possibile, cercando di mantenerlo agganciato alle priorità occidentali, in particolare sul dossier ucraino, dove l’Europa appare oggi più attiva e coesa che sul fronte mediorientale.
L’INCOGNITA RESTA quella dell’eventuale accordo tra Washington e Teheran, che potrebbe essere siglato già domani a Ginevra, a pochi chilometri da Evian. Uno sviluppo che rende i partner del G7 particolarmente prudenti sulle prospettive del vertice. È questo il clima che si respira a Bruxelles alla vigilia di una settimana densa di appuntamenti. Martedì l’Eurocamera dovrà esprimersi in via definitiva sulla risposta europea ai dazi americani. Giovedì si aprirà un Consiglio europeo, chiamato ad affrontare questioni chiave che toccano il futuro dell’Unione, a partire dal futuro bilancio. Per quanto marginali e snobbati da Washington, gli europei hanno comunque la propria agenda sulle grandi crisi internazionali e vedono nel G7 un’occasione per evitare uno strappo ancora più grave con la Casa bianca.














