Il giorno dopo avere accusato l'Europa di essersi assuefatta alle morti in mare, Leone XIV cambia registro. Non arretra di un millimetro nella difesa dei migranti, ma alle Canarie sceglie di affrontare l'altro lato della questione: quello dei doveri, dell'integrazione e della responsabilità reciproca. Nella Plaza del Cristo de La Laguna, gremita di migranti provenienti soprattutto dall'Africa occidentale, il Papa alterna parole di accoglienza e richiami severi. Prima si rivolge a chi arriva.
«A voi, cari fratelli migranti, spetta una parte nobile e necessaria di questo cammino: aprirvi con fiducia alla comunità che vi accoglie, imparare la sua lingua, rispettare le sue leggi, conoscere i suoi costumi, partecipare alla vita comune e offrire con gratitudine i vostri doni».Le parole contro l'emarginazione sociale È un passaggio destinato a fare discutere. Se ad Arguineguín il Pontefice aveva denunciato un'Europa incapace di fermare le stragi nel Mediterraneo e nell'Atlantico, a Tenerife richiama invece i nuovi arrivati al rispetto delle regole e della cultura dei Paesi che li accolgono. Un messaggio che si colloca lontano sia dalle retoriche dei respingimenti sia da una concezione puramente assistenziale dell'accoglienza. «Ogni società che accoglie ha dei doveri nei confronti di chi arriva; e chi è accolto scopre a sua volta che la dignità, riconosciuta come diritto, fiorisce quando si trasforma in responsabilità e in sincero desiderio di costruire insieme agli altri».Per Leone XIV la vera sfida non termina con lo sbarco. Il rischio è quello di un secondo naufragio, meno visibile ma altrettanto pericoloso: l'emarginazione sociale, la nascita di periferie-ghetto, la mancata integrazione, cosa ormai visibile in quasi tutte le periferie delle città europee. «Integrare significa impedire questo secondo naufragio. Significa aiutare chi è arrivato ferito a non rimanere per sempre bloccato nel proprio dolore, ma a poter rimettersi in piedi, riconoscere i propri doni e offrirli alla comunità».L'appello ai trafficanti Ma il momento più duro della giornata è riservato ai trafficanti. «Voglio rivolgere una parola chiara a coloro che approfittano della disperazione; a coloro che organizzano percorsi di morte, trafficano in esseri umani, trattengono i documenti, sfruttano i lavoratori, trasformano la sofferenza altrui in un affare. Fermatevi! Convertitevi!».Mentre parla prende in braccio un bambino di due anni; un altro gli sfiora incuriosito la croce pettorale. Immagini che contrastano con la durezza dell'anatema. «Le lacrime e il sangue di questi fratelli gridano a Dio. Il denaro strappato alla vulnerabilità dei poveri non darà pace, né onore, né futuro».L'appello arriva nel giorno in cui entra ufficialmente in vigore il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, approvato dall'Unione europea sotto la presidenza spagnola. La riforma introduce procedure accelerate alle frontiere, nuovi sistemi di identificazione biometrica e meccanismi più stringenti per i rimpatri, pur prevedendo forme di solidarietà obbligatoria tra gli Stati membri.La Spagna, classificata da Bruxelles come Paese sotto pressione migratoria per la rotta atlantica delle Canarie, potrà beneficiare dei meccanismi di redistribuzione previsti dal Patto. Il governo di Pedro Sánchez ha però escluso il ricorso a centri di rimpatrio in Paesi terzi, ritenuti di dubbia compatibilità giuridica. In questo contesto, il messaggio di Leone XIV appare come il tentativo di tenere insieme due esigenze spesso contrapposte nel dibattito europeo: la tutela della dignità umana e la necessità di percorsi reali di integrazione.Per il Papa non esiste contraddizione tra accoglienza e responsabilità. La prima senza la seconda rischia di produrre nuove marginalità; la seconda senza la prima si trasforma in esclusione. È in questo equilibrio difficile che, secondo Leone XIV, si gioca il futuro dell'Europa e delle sue frontiere.











