di
Gian Guido Vecchi
Nella piazza di San Cristóbal de la Laguna, il tono di Leone XIV ricorda quello di Wojtyla contro la mafia nella Valle dei Templi di Agrigento, nel ’93
SANTA CRUZ DE TENERIFE «Il denaro strappato alla vulnerabilità dei poveri non darà pace, né onore, né futuro. Per ogni vita perduta, ogni famiglia ingannata, ogni corpo sottomesso, ogni donna minacciata, ogni lavoratore sfruttato, dovrete comparire davanti alla giustizia divina». Nella piazza di San Cristóbal de la Laguna, il tono di Leone XIV ricorda quello di Wojtyla contro la mafia nella Valle dei Templi di Agrigento, nel ’93, e stavolta l’anatema del Papa è rivolto in particolare contro le mafie che speculano sui migranti: «Da questa piazza voglio rivolgere una parola chiara a coloro che approfittano della disperazione, a coloro che organizzano percorsi di morte, trafficano in esseri umani, trattengono i documenti, sfruttano i lavoratori, minacciano le donne, ingannano le famiglie e trasformano la sofferenza altrui in un affare. Fermatevi! Convertitevi!», alza la voce tra gli applausi. «Le lacrime e il sangue di questi fratelli gridano a Dio e le loro sofferenze giungono fino a Lui».
Nel porto di Santa CruzSull’isola la nebbia vela le falesie a picco sull’oceano ma nel porto di Santa Cruz il sole batte sull’Auditorium di Calatrava e i depositi di carburante, sono arrivati in migliaia in attesa della messa che a Tenerife conclude il viaggio in Spagna cominciato sabato scorso a Madrid e proseguito a Barcellona e a Gran Canaria. Appena arrivato nell’isola, Prevost ha visitato un centro di accoglienza temporanea ricavato in un’ex caserma militare a La Laguna, accolto da seicento migranti e tra di loro una quantità di bambini che lo hanno raggiunto di corsa e abbracciato: «Cari fratelli e sorelle, tutti, in qualche modo, siamo migranti, tutti siamo pellegrini in cammino verso la patria celeste».











