Un durissimo atto di accusa da parte del gip Mariano Sorrentino nei confronti di Guido Oppido, primario e chirurgo pediatrico che ha operato il piccolo Domenico. Il giudici regge l'accusa di falso, alla luce delle tante testimonianze raccolte, che confermano la non contemporaneità tra l'inizio della cardioectomia (espianto del cuore naturale di Domenico) e l'arrivo dell'equipe in missione a Bolzano, con il contenitore nel quale era conservato l'organo donato. Ma è lo stesso giudice a sottolineare due aspetti emersi da questa vicenda: la tendenza da parte di Oppido ad imporre una propria versione dei fatti nella ormai nota riunione con lo staff infermieristico; ma anche il prolungato silenzio nei confronti della famiglia di Domenico; oltre al tentativo post operatorio di imporre una versione che avrebbe mascherato un "evidente insuccesso sotto il profilo clinico". In sintesi, al primario Oppido viene contestato di aver tenuto nei confronti del personale infermieristico, nei mesi successivi “una discutibile condotta volta a imporre la propria versione dei fatti, denotando una personalità prevaricatrice”.

Domenico Caliendo, l'avvocato Petruzzi: «Inflitto il massimo possibile per Oppido»Ma seguiamo con ordine la ricostruzione effettuata dal gip, ben sapendo che si tratta comunque di un documento che potrebbe essere oggetto di una impugnazione al Riesame, da parte dei penalisti Vittorio Manes e Alfredo Sorge (per Oppido) e del professore Vincenzo Maiello (per Bergonzoni). Questa misura interdittiva, spiega il giudice, “impedirà la perpetrazione di ulteriori illeciti della stessa specie”. Si tratta di una documentazione “che attesta una ricostruzione temporale ideologicamente falsa di fasi nodali e cruciali dell’operazione”.Il materiale probatorio, sia con riferimento alle testimonianze che ai documenti raccolti (in particolare i video del cuore pulsante in un dato orario sul tavolo clinico), viene ritenuto “strutturato”. Per il gip, “non appare ipotizzabile” che più testimoni, anche oculari, abbiamo voluto mentire. Al contrario, pur ritenendo “apprezzabile” che Oppido e Bergonzoni si siano sottoposti a due interrogatori, il giudice ritiene “inattendibili” le loro dichiarazioni. Per il gip deve essere esclusa la contestualità “sia tra l’inizio della cardiectomia e l’arrivo in sala della equipe di espianto, sia tra l’inizio della cardiectomia e l’apertura del contenitore”.Domenico Caliendo, l'avvocato Petruzzi: «Inflitto il massimo possibile per Oppido»La cardiectomia, scrive il giudice, “venne anticipata rispetto all’arrivo della equipe da Bolzano e quando si scopriva che il cuore era ghiacciato era troppo tardi per tornare indietro perché il cuore del piccolo paziente era ormai stato irrimediabilmente espiantato”. Una posizione che conferma la ricostruzione della procura rappresentata dal pm Giuseppe Tittaferrante e dell'aggiunto Antonio Ricci, ma che accoglie anche le conclusioni difensive dell'avvocato Francesco Petruzzi, che assiste i genitori del piccolo Domenico. La tempistica Ad avviso del gip sarebbe "manifestamente falsa la contemporaneità tra l’avvio della circolazione extracorporea e l’arrivo al Monaldi della equipe proveniente da Bolzano. La Cec (che sta per circolazione extracorporea) iniziava alle 14.02, l’equipe arrivava tra le 14.22 e le 14.23", si legge nell'ordinanza. Il clampaggio della aorta sarebbe riconducibile all'orario delle 14.18, secondo alcuni testimoni. Mentre il cuore pulsante sul tavolo (parliamo del cuore originale di Domenico) è fotografato e filmato intorno alle 14.34.La delusione Fatto sta che il giudice ricorda come “un evento felice per il bambino e la sua famiglia” si sia trasformato in un “insuccesso medico” concluso in un “lutto”. Un lutto indefinibile, dice il giudice. Nella interpretazione del gip, questo falso era “orientato ad anteporre gli interessi personali all’esigenza di accertamento della ferita pretesa dalla collettività e in primis dai familiari di Domenico che avevano diritto di avere completa conoscenza degli eventi”, così come i familiari del piccolo donatore del cuore. Il giudice stigmatizza la “inadeguata informazione” fornita ai genitori di Domenico. A Oppido si contesta anche di essersi espresso a febbraio nei confronti di alcuni infermieri con toni definiti “verbalmente aggressivi e intimidatori, strumentalizzando la posizione di preminenza gerarchica occupata nel reparto”. Ora la replica dei difensori, che hanno sempre protestato l'innocenza dei due medici rispetto all'accusa di falso.