Noi pugliesi che ci lamentiamo (giustamente) della sanità che funziona male. Noi pugliesi che ci lamentiamo (giustamente) delle imposte in più che dovremo pagare per coprire il deficit. Noi pugliesi che ci lamentiamo dello Stato che in questo settore (e non solo) per ogni cittadino centrosettentrionale spende più che per uno meridionale (Veneto 2.269, Puglia 1.978). Noi pugliesi che per tutto questo dobbiamo fare i «viaggi della speranza» (ma anche perché il Sud è una colonia interna dalla quale si estrae di tutto: dai pazienti, appunto, ai lavoratori, agli studenti, ai consumi, ai risparmi). Noi pugliesi che (come in tutt’Italia) dobbiamo aspettare anni per fare un esame urgente (anche se ora da noi si tenta di rimediare). Noi pugliesi che riteniamo di aver toccato il fondo sapendo che alla fine della giostra le inefficienze, le incapacità, gli sprechi locali si aggiungono a una spesa pubblica dello Stato per la sanità non solo sperequata fra le regioni ma ultima in Europa (6,1 per cento del Pil, media Ue 6,9, Francia 9,7, Germania 10,1). Noi pugliesi che crediamo di aver toccato il fondo, dobbiamo al più presto renderci conto (magari reagendo) di ciò che stanno buttando addosso a noi e al resto del Sud.