Ad aprile 2026, i dati sulla sanità pugliese non si limitano a registrare il raddoppio della spesa privata (quasi 543 euro pro capite) e il 20% di cittadini che rinunciano alle cure, ma trovano conferma in una serie di indicatori strutturali che delineano una crisi endemica. Il disavanzo sanitario regionale relativo al 2025 è stato quantificato in 369 milioni di euro, con un incremento della spesa sanitaria del +4% a fronte di un aumento dei trasferimenti statali fermo all’1%.

Le liste d’attesa rappresentano il punto più critico e documentato di questa difficoltà. I dati della piattaforma nazionale mostrano tempi che, in alcuni casi, sfondano ogni soglia: fino a 702 giorni per una colonscopia in una ASL pugliese e oltre 300 giorni per una visita ortopedica, a fronte di limiti teorici di pochi mesi. Anche quando una prestazione è classificata come «breve» (da erogare entro 10 giorni), i tempi effettivi possono arrivare a 235 giorni. Gli indicatori di «alert» elaborati a livello nazionale segnalano percentuali molto elevate di ritardi: fino all’85% per alcune prestazioni al Policlinico di Bari e oltre il 50% per esami e visite specialistiche diffuse come cardiologia e oculistica.

La risposta regionale nel 2026 si è concretizzata in piani straordinari di recupero, che però mostrano la dimensione del problema più che risolverlo. Il target fissato è di 124.320 prestazioni da recuperare entro metà anno, finanziato con circa 15 milioni di euro. Nei primi mesi di attuazione sono stati contattati quasi 40 mila pazienti, anticipati circa 19.400 appuntamenti ed eseguite poco più di 11 mila prestazioni. Anche estendendo l’orizzonte, a fine marzo risultano 1.669 ricoveri effettuati e 1.366 anticipati, numeri significativi ma ancora lontani dal fabbisogno complessivo. Parallelamente, oltre 70 mila prestazioni sono state anticipate grazie ai piani di recall, ma con un dato rivelatore: quasi 38.500 cittadini hanno rifiutato l’anticipo, in parte perché avevano già eseguito la prestazione altrove. Questo elemento suggerisce un ricorso diffuso al privato o alla mobilità sanitaria.