La Puglia ha ricevuto per l’esercizio sanitario 2025 un finanziamento di circa 8,8 miliardi di euro. La gestione si è chiusa con un disavanzo di 350 milioni, ossia il 3,97 per cento circa del finanziamento. C’è, non dico un economista, ma una sola persona di buon senso che possa affermare con assoluta certezza che non vi siano margini di miglioramento dell’efficienza operativa delle dieci aziende sanitarie per annullare quel circa 4 per cento di disavanzo, a parità di servizi erogati? È questo il punto che rende il refrain di chi addebita al definanziamento statale gli squilibri del bilancio sanitario pugliese un argomento debole logicamente e fattualmente.

È una fuga dalla responsabilità di ben amministrare ciò di cui si dispone e riecheggia la vecchia idea del riformismo fondato sulla spesa corrente, da evitare sempre ma certamente non consentito ad un Pese a bassa crescita economica, come è l’Italia da anni.

Definanziamento del SSN e disavanzi pugliesi sono su due piani diversi. L’affanno del SSN nel garantire la copertura universale dell’assistenza pubblica è problema generale, legato alle necessità di riallineare la pianificazione ferma dal 2008 ai bisogni nel frattempo profondamente cambiati e di rimodellare l’intero sistema di sicurezza sociale per trovare lo spazio che serve ad allargare la spesa sanitaria. Il fatto, invece, che la Puglia abbia negli ultimi anni migliorato l livelli di assistenza ma spenda molto di più di regioni che hanno un servizio di gran lunga migliore è chiaramente problema di altra natura, di gestione non buona dell’efficienza della rete di offerta delle dieci aziende sanitarie.