L’odore di bruciato nei conti della sanità pugliese arriva fino ai palazzi romani, dove ieri si è consumato il primo atto di un dramma contabile da quasi mezzo miliardo di euro. Non è più una questione di decimali, ormai, ma di sopravvivenza finanziaria: il disavanzo oscilla tra i 380 e i 450 milioni, una voragine che minaccia di scardinare l’architettura stessa del bilancio regionale. L’assessore alla Salute Donato Pentassuglia si è presentato al cospetto dei tecnici dei Ministeri di Salute ed Economia per iniziare l’operazione verità, un’analisi ai raggi X che si concluderà ufficialmente il 30 aprile, data di scadenza per la presentazione dei consuntivi 2025. Per rimettere in asse la Puglia, però, servono subito tra i 300 e i 370 milioni di euro di coperture fresche.
La geografia del rosso ha un centro di gravità permanente: l’Asl di Bari. Il feudo elettorale degli ultimi due governatori, Michele Emiliano e Antonio Decaro, ha archiviato l’anno delle elezioni regionali— quelle che hanno confermato il centrosinistra alla guida della Puglia — con un buco di 210 milioni di euro. Una cifra che, sommata ai 67 milioni di Brindisi e ai 60 di Foggia, compone un mosaico di perdite che supera i 337 milioni, oltre la metà dell’intera falla regionale. Al netto, ovviamente, delle altre province.











