"Il quadro dei servizi pubblici in Italia restituisce un’immagine complessa e variegata. Proseguono i progressi in atto, che si riscontrano in molti ambiti d’intervento della P.a, ma permangono divari territoriali e alcune situazioni di ritardo rispetto agli altri paesi europei". E' quanto sottolinea il Cnel nella sua Relazione sui servizi pubblici 2025, invitando "ad accelerare il passo nell’affrontare i nodi ancora irrisolti nell’accesso e nella qualità dei servizi". Gli italiani si rivolgono sempre più alla sanità privata spendendo 42,6 miliardi annui, circa il 25% del totale della spesa sanitaria nazionale, +2% nell'ultimo anno. Un andamento che si riscontra "da molti anni e in particolare dal 2015". Negli ultimi 10 anni il fabbisogno sanitario nazionale è "cresciuto di circa 24 miliardi, con un incremento medio annuo in termini nominali del 2%, equivalente in termini reali al +0,2%". Quanto al finanziamento pubblico "nel 2023 l’Italia registra una quota di spese sanitarie al 74%, contro una media europea pari al 77,3%". La relazione segnala inoltre come i medici di base siano in diminuzione con "carenza di personale anche nell’area dell’emergenza-urgenza". Il deficit di infermieri rispetto alla media europea supera le 180mila unità. Continuano poi a sussistere "significative discrepanze su base regionale e anche tra i territori subregionali, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo". I divari "investono la scarsa offerta di servizi e la fragilità infrastrutturale in diverse aree del Paese". Tra i segnali positivi la speranza di vita tornata ai livelli pre-Covid, ma anche il calo della mortalità per tumori, l’aumento pur se lieve della spesa pubblica e il rafforzamento dell’organico di infermieri e ostetrici. Dal 2018 al 2023 gli esami specialistici si sono ridotti mediamente del 2%, mentre le visite specialistiche dell’1,7%. Il settore dell'istruzione, anche grazie alla "rilevante" spinta del Pnrr, fa registrare quest'anno "buone performance" ma uno dei punti più critici resta la transizione scuola-lavoro. Il Cnel segnala "la debolezza dell'orientamento" e "lo scarto che ancora permane nel livello delle competenze degli studenti italiani rispetto alla media Ocse, soprattutto nelle Regioni del Sud". Divari anche nel tasso di occupazione dei laureati italiani a tre anni dal titolo: 74% contro una media Ue dell’82%. Solo il 9% degli adulti tra i 25 e i 64 anni partecipa ad attività di formazione continua. Le buone notizie riguardano invece il fronte dell’infanzia, con un incremento sia di spesa sia di servizi nel sistema 0-6 anni, e il dato sulla dispersione scolastica tra i giovani 18-24enni, per la prima volta sotto il 10% al 9,8%. Andamento positivo nei servizi alle imprese, con una "crescita significativa degli strumenti incentivanti". L’Italia è terza in Europa per quantità di aiuti avendo destinato nel 2023 circa 22 miliardi di euro, il 12% del totale della spesa complessiva per gli aiuti di Stato nell'Ue. Grazie al Pnrr è stato possibile destinare 57 miliardi di euro a interventi per la competitività e la digitalizzazione del sistema produttivo. Il Cnel rileva inoltre che nel corso del 2024 "la consistenza del personale della P.a è cresciuta in modo significativo, accompagnata da un rilevante investimento nelle attività di formazione indirizzate ai dipendenti pubblici". La spesa sociale complessiva nel 2024 ha raggiunto i 587 miliardi, pari al 59% della spesa corrente pubblica. Tuttavia "contro una media europea del 21%, la popolazione italiana che vive in condizioni di rischio povertà o esclusione sociale è pari al 23,1%", avverte il Cnel.
Cnel, 'progressi nella P.a ma restano i divari territoriali' - Economia - Ansa.it
'La spesa sanitaria privata sale a un quarto del totale' (ANSA)







