Il buco della sanità pugliese? Una favola e un giallo. È una leggenda quella che racconta l'opposizione di centrodestra pugliese in Regione. Spalleggiata da qualche rappresentante del Governo e parlamentare, sparla del presunto malgoverno del settore in vent'anni di gestione del Centrosinistra in Puglia. Ed è un giallo, il deficit, anche scadente, perchè l'assassino si conosce in anticipo: sono i Governi nazionali avvicendati negli ultimi decenni (diciamo dall'istituzione del Fondo sanitario nazionale, da cui proviene il riparto delle risorse alle Regioni). Chi deve salire sul banco degli accusati è l'esecutivo in carica, FdI-Lega-FI-Moderati, responsabile pro tempore e - come vedremo - anche reo non confesso dell'omesso soccorso alle casse asfittiche degli Assessorati regionali alla salute.

Il colpevole non è certamente quello su cui puntano il dito da destra, il governatore Antonio Decaro, oggettivamente innocente per non aver commesso il fatto, non avendo responsabilità in Regione dalla primavera 2013. Il malfattore va cercato altrove ed è il centrodestra stesso a indicarcelo. Lo ha fatto l'assessore tecnico alla sanità della Regione Veneto, Gino Gerosa, non un “turista per caso”, ma uno dei più accreditati cardiochirurghi internazionali e non l'ultimo dei politicanti “rossi”, vista la tinta azzurro-Liga della maggioranza in Veneto. In Consiglio regionale, ha incolpato il Governo Meloni, se non di avere tagliato i fondi alla sanità, di non avere corretto la madre di tutti i dissesti: il divario tra rimesse centrali e spesa regionale, per la salute di 58 milioni di italiani.