Avrei dovuto capirlo in quinta liceo ‒ quando il prof di Filosofia spiegava Bergson ‒ che il tempo non è misurabile.

Avrei dovuto farmene una ragione prima, prendere gli accorgimenti dovuti, prepararmi a quel che ti succede dentro quando il diciassettenne sta per diventare diciottenne.

E, all’improvviso, ti guardi indietro e ti chiedi dove sia finito il bambino di due anni che si riempiva sempre …