Il ministro Orazio Schillaci insiste: il 30 giugno si apriranno le Case di Comunità e dunque i tempi saranno rispettati. Per aprire queste strutture, ne è convinta Noemi Lopes, vicesegretaria generale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) «basta riprendere il nostro contratto che già prevede di fare ore strutturate in questi centri». Ma dipende da che «ruolo dovremo svolgere. Se è un coordinamento tra gli specialisti bene, non possiamo ridurle a guardie mediche».Partiamo dalla riforma proposta dal ministero, cosa non vi andava bene, il metodo oppure i contenuti?Entrambe le cose. Innanzitutto il metodo, la cosa più grave è il fatto che non sia stata minimamente coinvolta la parte categoriale, che si occupa della parte operativa dei contratti. La riforma aveva vanificato il valore del contratto stesso, perché l’autonomia organizzativa dei medici di medicina generale permette di rispondere alle esigenze del paziente, con la dipendenza questo non sarebbe possibile. Poi non ci piaceva il doppio binario nei contratti: non è pensabile avere professionisti di serie A e B.Il ministero sta pensando ora a un emendamento a una legge già in discussione oppure a un atto di indirizzo sulle convenzioni. Cosa preferite?Basta semplicemente ripartire dal nostro contratto che già prevede la nostra presenza all’interno delle Case di comunità e quindi accelerare con un atto di indirizzo nuovo che possa arrivare dopo una discussione condivisa e di collaborazione, per andare a rispondere a quelle esigenze che in questo momento mutano alla velocità della luce. Quindi sostanzialmente basta far evolvere quello che già nel nostro contratto è previsto con un nuovo atto di indirizzo – questa è la chiave - all’interno del rinnovo della convenzione, anche per riportare in pari il contratto con le dinamiche finanziarie. Anche perché molte Regioni hanno già messo in atto gli accordi regionali sulla base del nostro accordo collettivo nazionale, quindi significherebbe andare a vanificare anche tutto il lavoro che abbiamo fatto finora e che già sta avvenendo con queste Case di comunità tra l’altro, quindi sarebbe veramente un peccato non rivolgerci agli strumenti già presenti in convenzione.L’ipotesi su cui ragiona il ministero, l’obbligo di sei ore in queste strutture, è realistica oppure pensate ad altro?Nel nostro contratto sono previste anche più delle sei ore per ogni singolo medico, nel senso che nei nostri accordi è previsto che si facciano ore all’interno della Case di comunità in rapporto anche al numero di pazienti; quindi, più pazienti hai meno ore fai. Si può arrivare addirittura alle 38 ore per chi ha fino a 400 pazienti. È la parola obbligo che non condividiamo, perché se è una cosa già concordata e abbiamo già dato la nostra disponibilità, il problema allora qual è? Andare a capire veramente il ruolo del medico di famiglia lì dentro e come valorizzare queste strutture, perché se io dentro la Case di comunità devo andare a svolgere la stessa attività che posso fare nel mio ambulatorio con i pazienti, abbiamo solo replicato e aggravato la situazione lavorativa del professionista. Se invece la nostra azione può essere veramente utile all’interno di queste strutture per andare a dare un coordinamento con gli specialisti ambulatoriali e andare a smaltire la pressione degli stessi ospedali, allora a quel punto diventa sensato. L’errore di fondo è partire dall’idea che i medici di famiglia fanno poche ore. Ricordo che il medico di famiglia si occupa non solo della parte ambulatoriale, ma della domiciliarità, della cronicità, della prevenzione con i vaccini. In più abbiamo una burocrazia che ci sommerge, ecco perché bisogna partire dalle premesse corrette. Allora lì si possono fare le proposte più giuste.Quali sarebbero le condizioni per tornare a dialogare con il ministero? Da parte nostra non c’è mai stata un’interruzione della comunicazione, ma non ci è piaciuto sicuramente vedere un testo di un decreto che non è stato discusso con noi; quindi, la volontà di dialogare con il ministero da parte nostra non è mai mancata. È chiaro che assolutamente le parole chiave della nostra professione restano medicina di prossimità e rapporto con il paziente.
«Noi, medici, vi spieghiamo perché lo stop alla riforma Schillaci era necessario»
La vicesegretaria della Fimmg, la Federazione italiana medici di medicina generale, Noemi Lopes: il punto è capire quale ruolo ci verrà assegnato dentro le Case di Comunità, visto che diversi accordi erano già stati fatti con le singole Regioni. Le sei ore in queste strutture non sono un problema, la verità è che il testo andava discusso prima con noi











