Sui medici di famiglia nelle Case di Comunità arriva un accordo che più al ribasso non si può. Al ministro della Salute, Orazio Schillaci, che dopo aver incassato il no alla riforma chiedeva che almeno si vincolassero i medici di famiglia a lavorare “almeno” 6 ore a settimana nei nuovi maxi ambulatori finanziati dal Pnrr, Regioni e sindacati di categoria replicano con un pre-accordo da perfezionare entro fine mese che di ore ne prevede “fino a un massimo di 6”. In pratica un passo indietro rispetto alle richieste del ministro per popolare le strutture ancora oggi vuote e una retromarcia anche a confronto dell’ultimo accordo di lavoro che prevedeva più di 6 ore per i medici che avevano pochi assistiti. Ma il vero nodo era e resta irrisolto, perché oltre il 60% dei medici di famiglia ha 1.500 o più assistiti e, in base alla vecchia convenzione, sono esentati dal prestare la loro opera nelle Case di Comunità. Questione non risolta dal preaccordo siglato oggi, che non prevede esplicitamente la loro presenza nelle nuove strutture territoriali.

Quello approvato oggi dal Comitato di settore Regioni-Sanità della Conferenza delle Regioni è l'atto di indirizzo propedeutico a un accordo collettivo nazionale limitato a definire la presenza dei medici di medicina generale nelle strutture. «Dopo le positive interlocuzioni con il ministero della Salute oggi proponiamo una soluzione di ragionevolezza, scegliendo il canale della contrattazione per assicurare che il target Pnrr della Missione 6 sia raggiunto pienamente e in collaborazione con tutti gli attori coinvolti», commenta Marco Alparone, presidente del Comitato di settore Regioni-Sanità. «Lo facciamo con senso di responsabilità verso i cittadini, che meritano di avere accesso a cure e servizi di prossimità. Approvando questo atto di indirizzo poniamo le condizioni affinché Sisac e le organizzazioni sindacali sottoscrivano in tempi brevi un accordo atteso, che ha nei suoi contenuti tutti gli elementi che servono a garantire la piena operatività delle Case di Comunità».