È stato firmato a Roma l’accordo sulla presenza dei medici di famiglia nelle Case di comunità realizzate con i fondi europei del Pnrr. L’intesa tra le regioni e i sindacati Fimmg e Fmt prevede che i medici lavorino nelle nuove strutture per un massimo di 6 ore a settimana, con turni di almeno 3 ore distribuiti tra le 8 e le 20 e una retribuzione di 38,72 euro l’ora. Insieme alla guardia medica notturna, i dottori accoglieranno i pazienti che oggi troppo spesso si rivolgono impropriamente al pronto soccorso anche per le cure di base e le patologie croniche. Le Asl determineranno il fabbisogno di professionisti in ciascuna struttura.
Per il ministro Schillaci «è un passo decisivo per andare verso una sanità più moderna, che dia la giusta importanza alla medicina territoriale, un po’ quella che è mancata, per esempio, durante il Covid». La soddisfazione è solo di facciata. L’accordo rappresenta un compromesso al ribasso rispetto alla proposta iniziale del ministro, che prevedeva l’assunzione di una parte dei medici come dipendenti Asl assegnati in permanenza alle «Case» e una nuova specializzazione universitaria che avrebbe reso la professione più attrattiva. Ha vinto il sindacato Fimmg, maggioritario tra i camici bianchi, da sempre difensore della libera professione dei medici di famiglia contro ogni forma di dipendenza.











