Dopo lo stop alla riforma Schillaci, Regioni e sindacati hanno firmato un accordo per l’impiego dei medici di base nelle Case di comunità. Previsto un minimo di 6 ore settimanali a 38,72 euro l’ora. L’intesa nasce con l’obiettivo di rendere operative le strutture entro le scadenze del Pnrr e superare le differenze territoriali.

Le associazioni dei medici di base e le Regioni hanno raggiunto un accordo sulle Case di comunità. Le strutture, finanziate in larga parte con i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), dovranno essere operative entro il 30 giugno. Per rispettare la scadenza è stata firmata l'intesa che regola il lavoro dei medici di medicina generale all'interno di questi ambulatori.

Dopo lo stop alla riforma Schillaci, che tra le altre misure prevedeva l'ingresso dei medici di famiglia nelle Case di comunità, l'accordo rappresenta una prima soluzione. I medici di base potranno ora lavorare nelle strutture per 6 ore alla settimana, con un compenso di 38,72 euro lordi all'ora. Cosa prevede l'accordo e quanto lavoreranno i medici di base nelle Case di comunità Il nuovo contratto per i medici di famiglia prevede che questi lavorino per almeno 6 ore alla settimana, per 48 settimane l'anno, all'interno delle Case di comunità. I turni potranno svolgersi tra le 8 e le 20, orario di servizio delle strutture, e dovranno durare per almeno 3 ore continuative. Questo significa che ogni medico di medicina generale potrà recarsi nella sua Casa di comunità di riferimento massimo 2 volte alla settimana.