Pubblicato il: 19/06/2026 – 8:47

ROMA I medici di medicina generale saranno chiamati a garantire la loro presenza nelle Case di comunità fino a un massimo di sei ore settimanali, con l’obbligo di assicurare comunque la presenza minima di almeno un medico per ciascuna struttura. È una delle principali novità contenute nell’atto di indirizzo approvato dalle Regioni e propedeutico al rinnovo dell’Accordo collettivo nazionale della medicina generale, che sblocca una fase rimasta finora in stallo.Il provvedimento rappresenta un passaggio chiave in vista della scadenza del 30 giugno, entro la quale dovranno entrare pienamente in funzione le 1.038 Case di comunità previste dal Pnrr, pilastro della nuova assistenza territoriale. L’obiettivo è rafforzare la presenza dei medici sul territorio e garantire una copertura omogenea dei servizi, evitando differenze tra regioni.

Un atto “ponte” per evitare il blocco

L’atto di indirizzo si configura come una soluzione intermedia tra la necessità di rispettare gli obiettivi del Pnrr e la definizione del nuovo accordo nazionale. Inizialmente il ministro della Salute Orazio Schillaci aveva ipotizzato un intervento normativo diretto, poi accantonato dopo le polemiche e le resistenze dei sindacati dei medici. La scelta finale è stata quella della contrattazione tra Regioni e ministero, attraverso la Sisac, la struttura interregionale che si occupa dei sanitari convenzionati. Un percorso che dovrebbe portare alla firma dell’accordo entro la fine di giugno, ma che lascia comunque aperta l’ipotesi di un decreto legge nel caso in cui non si raggiunga un’intesa.Al centro della riforma c’è la volontà di potenziare l’assistenza di prossimità, uno degli assi portanti della Missione 6 del Pnrr. Le Case di comunità dovranno rappresentare il primo punto di accesso al sistema sanitario, riducendo il ricorso improprio agli ospedali e garantendo cure più rapide e diffuse. «L’obiettivo è una sanità che non dipenda dal codice postale, uguale dal Nord al Sud del Paese», ha più volte ribadito il ministro Schillaci, sottolineando la necessità di uniformare i servizi sul territorio nazionale.