12 Giugno 2026 – Lettura: 5 minuti
Una tv pubblica indipendente dal governo come chiede l’Europa? Sì, ma fino a un certo punto. Il ministro punta i piedi sulla nomina almeno dell’ad. E l’Italia rischia una procedura di infrazione.
Dunque, ora che fine farà la riforma della Rai? La tanto attesa audizione di Giancarlo Giorgetti mercoledì in VIII commissione a Palazzo Madama sembra essere la pietra tombale della legge sulla tv pubblica, almeno come ce l’ha chiesta l’Europa.
Il testo base della maggioranza dopo mesi di stallo
Breve riassunto delle puntate precedenti. Lo scorso 8 agosto è entrato in vigore l’Emfa (European Media Freedom Act), un regolamento europeo che vincola i Paesi membri su alcuni punti essenziali per quanto riguarda le tv pubbliche. Innanzitutto, dice che la governance delle tv deve essere completamente sganciata dal governo, cosa che in Italia non è visto che il Mef indica amministratore delegato e presidente della Rai. Dice che le tv pubbliche devono essere amministrate in modo trasparente, con risorse certe, e non modificabili ogni anno. E poi fissa alcuni paletti sull’indipendenza e la tutela della libertà di stampa e del lavoro giornalistico. Dopo mesi di stallo, finalmente la maggioranza di governo ha messo a punto un testo base, cui la minoranza si oppone, che comunque fissa almeno una regola, andando incontro all’Emfa: il cda Rai durerà cinque anni e sarà composto da sette consiglieri, uno espresso dai dipendenti e gli altri sei dal parlamento, tre dalla Camera e tre dal Senato. Quindi, almeno su questo, l’Emfa è rispettato.








