di

Antonella Baccaro

Giorgetti ha chiarito che quello che va garantito è l’equilibrio economico e finanziario della Rai

Il modello societario della Rai non può essere stravolto. E il ministero dell’Economia non può rinunciare a proporre il proprio rappresentante nel consiglio di amministrazione della Rai. Il responsabile del Tesoro, Giancarlo Giorgetti, audito oggi in commissione Ambiente al Senato sul testo unificato di riforma della legge sull’emittente pubblica, per la parte di propria competenza, sbarra la strada a modifiche sostanziali del modello di governance che marginalizzino il suo dicastero. Quanto alla riduzione del canone (che secondo il testo della nuova legge potrebbe avvenire solo “in circostanze eccezionali e debitamente motivate, non eccedenti una determinata soglia”), Giorgetti ha chiarito che quello che va garantito è l’equilibrio economico e finanziario della Rai, «prevedendo la riduzione, in misura corrispondente, degli obblighi di servizio pubblico e/o dei costi operativi». Insomma, «se si riducono le risorse, deve cambiare il contratto di servizio». Sono escluse comunque dismissioni di quote del Mef in Rai.

«La Rai - ha detto Giorgetti, che ha prodotto i propri pareri sbloccando l’iter della riforma in Parlamento che era in stallo - è una società per azioni e, come tale, non può che seguire la disciplina societaria e di diritto comune dettata dal codice civile». Dunque anche senza ritenersi sempre inammissibili modifiche o adattamenti “compatibili alla disciplina”, questi non possono «arrivare ad annullare i tratti essenziali della disciplina generale che regola le società per azioni, a pena di renderne incompatibile la funzionalità tipica. Detto altrimenti: il modello societario non può essere stravolto».